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di Franco Esposito

In Rai i soldi li hanno sperperati, buttati metaforicamente dalla finestra. Organici iper gonfiati, collaborazioni strapagate oltre il limite della decenza, artisti e trasmissioni costosissimi. Accadeva appena ieri, oggi non più. Non una questione di scelta; una necessità assoluta. I soldi sono finiti. Non ce n'è neppure per avviare un concreto piano di innovazione. L'allarme l'hanno lanciato in coro l'amministratore delegato Fuortes e la neo presidente Marinella Soldi. Grido di dolore e ammonimenti sfusi e a pacchetti durante l'audizione in commissione di Vigilanza.

La Rai è ai verbi difettivi. Primo provvedimento tendente al dimagrimento della spesa, il taglio dei Tg regionali. La Rai perde pezzi, pensiona alcuni grossi nomi, ma non riesce ad acquisirne di nuovi in grado di surrogare gli uscenti o i giù usciti. "Mancano le risorse per attirare talenti". Traduzione: la Rai è messa male. Le sedi locali in particolare sono finite sotto la lente di ingrandimento dei nuovi vertici. E tanto per mettere in riga un po' di gente, evidentemente considerata non laboriosa al massimo, arriva l'edizione notturna dalle sedi locali.

Fuortes e Soldi avevano promesso feroce lotta agli sprechi. Promessa mantenuta in pieno, almeno negli avvertimenti seminati in Vigilanza. Il primo taglio, un autentico colpo di machete, una mannaia, colpisce in pieno l'informazione. Dal palinsesto sparisce l'edizione notturna delle testate regionali. Quei pochi minuti all'interno dello spazio magno di "Linea Notte", l'approfondimento Rai3 condotto da Maurizio Mannoni. Pochi minuti che servivano a chiudere la giornata dai diversi capoluoghi del Paese. Saranno cancellati a gennaio.

L'annuncio dell'eliminazione è sopravvenuto, per bocca della presidente Soldi, subito dopo il magnificat che la stessa ha espresso nei confronti dell'informazione locale. Presidio di notevole importanza nel primo lovckdown e nella fase più acuta della pandemia da Covid 19. "Le nostre reti televisive e radiofoniche hanno dato un contributo rilevante nel mantenere la coesione sociale di un Paese messo alla prova dal virus. Le sedi locali, una rete di cui soltanto la nostra azienda dispone, hanno permesso di far circolare anche lontano dal punto di origine notizie e descrizioni di fenomeni di interesse collettivo".

Hanno fatto bene, quindi eliminiamoli, cancelliamoli. Laddove le parole della neo presidente lasciavano pensare a un potenziamento del settore. Una contraddizione in termine spiegata così: "I conti dell'azienda non ci permettono di investire nel nuovo e mantenere intatto l'esistente. Siamo obbligati a fare delle scelte e definire le priorità". In pratica si tratta dell'annuncio di tagli ritenuti necessari per fare spazio a professionalità che la Rai evidentemente non possiede. "In Italia scarseggia il personale con competenze digitali, tanto che l'ottantacinque per cento delle aziende non riesce a trovarlo".

In Audizione, l'ad Fuortes e la presidente Soldi hanno marciato imperterriti all'attacco. I vertici Rai sono da giorni ormai sotto attacco dei partiti, bersagliati per le designazioni alle direzioni dei Tg. La polemica è destinata a durare nel tempo, almeno questo si percepisce a naso. "Nomine decise nel rispetto della legge e dello Statuto aziendale", ha replicato con risoluta durezza l'ad Fuortes. Non si addebita alcun errore. "Sono molto soddisfatto per le nomine. Rispondono a criteri di equilibrio, pluralismo, completezza, obiettività, indipendenza". Troppi sostantivi impegnativi, pesanti, che non consentono di prendere per oro colato le parole dell'amministratore delegato, imposto al vertice della Rai dal premier Mario Draghi.

Fuortes si è premurato di sottolineare "l'accresciuta presenza delle donne, selezionate per esperienza e merito". Supportato e sostenuto con convinzione e in un certo senso preceduto in questa osservazione dalla presidente Soldi. "L'eguaglianza di genere non è un tema di moda ma un volano di sviluppo economico, un caposaldo del progresso, una questione che deve essere centrale".

I propositi, ottimi, passano ora al vaglio dei fatti.

Già, i fatti. Che sono anche questi: il primo vero taglio del nuovo Cda Rai non si è abbattuto sulla pletora di collaboratori e conduttori esterni che animano i vari talk-show. All'interno dell'azienda lievitano infatti disaccordi e divergenze che lasciano pensare a una luna di miele in via di esaurimento dei vari manager.

Una polemica ruvida, forte, innescata dalla circolare con cui l'ad ha chiesto di "limitare la partecipazione dei dipendenti a convegni, presentazione di libri a altre attività esterne". Imposto un tetto massimo di dieci l'anno, comunque non più di due al mese.

L'Usigrai definisce la richiesta "inaccettabile", e da rispedire immediatamente al mittente. "Si tratta di attività svolte fuori dell'orario di lavoro, quindi è incomprensibile come l'azienda possa pensare di comprimere la libertà e il tempo libero dei propri dipendenti".

Fuortes è tosto; i vertici del sindacato interno pure. Usigrai è pronta a mettere la questione nelle mani degli avvocati. "Vanno ristabiliti i principi costituzionali, legali, contrattuali e deontologici della nostra professione".

Come sempre, ne vedremo delle belle. O di brutte assai. Questione di punti di vista.