J.K. Rowling (Depositphotos)

di Lucio Fero

Attivisti trans pubblicano foto della casa di Jk Rowling e la indicano come obiettivo è la frase che si legge dalla cronaca del Corriere della Sera? Stalking verso la scrittrice? Qualcosa di più, di più intenso e programmato di un semplice stalking. Infatti la scrittrice amaramente dice: "Ho ricevuto tante minacce di morte da poterci tappezzare casa". Odiatori da tastiera? Qualcosa di più, di più intenso, profondo e malato di un "semplice" parlare odiando.

Attivisti trans è definizione coniata alla bisogna, al momento. Attivista trans è chi chiede e difende diritti e dignità dei trans o chi intima e ordina i canoni sessuali dovuti, la liturgia sessuale obbligata, le parole sul sesso pronunciabili e quelle vietate? Attivista trans è chi, da trans e per i trans, vuole parità sociale con uomini e donne eterosessuali o chi, da trans e per i trans, vuole sia stabilita genuflessione e omaggio collettivi ai valori e scelte dei trans? Spesso, troppo spesso il confine viene varcato.

Nel caso degli attivisti trans che trovano il "covo" della scrittrice e ne pubblicano le coordinate, più che attivisti squadristi trans. E sempre più diffuso è uno spirito talebano in corpo progressista. Puro e distillato spirito talebano è il progressismo(?) che non vuol sentire più musica classica o parlar latino o il nome di Churchill perché roba bianca, colonialista, razzista.

Puro e distillato spirito talebano che si mescola e fonde con protervia di lobby quando si infiltra e snatura (sì, snatura) il terreno dei diritti civili. I diritti civili, se e quando ci sono e quando sono da affermare e conquistare sono i diritti dei cittadini. Non di questa o quella concrezioni di interessi e identità. Dei cittadini, non dei gay o etero o trans o bianchi o neri...

Quando una identità o segmento o interesse e lobby che sia proclama intoccabile perfino il vocabolario altrui, allora è intimidazione e oppressione. Che un uomo sia un uomo e una donna sia una donna si può ancora dire? Secondo attivisti trans, come mostra la vicenda della Rowling, dirlo è bestemmia, anzi peccato, anzi blasfemia. Quindi la domanda è: dove abbiamo perso la misura e in qualche modo la ragione? Perché lo stalking, la persecuzione, la violenza e l'inquisizione se attuate da questa o quella identità sessuale o etnia diventano altro da quello che sono? Perché, nel caso in specie, la presuntamente santa sensibilità trans deve essere omaggiata con il silenzio imposto a chi dice che un uomo è un uomo e una donna è una donna?