Plautilla Bricci

 

 

MARCO FERRARI

In pieno seicento una donna architetto forgiò la Roma papalina. Plautilla Bricci (Roma, 13 agosto 1616 – 13 dicembre 1705), architetta e pittrice, realizzò Villa del Vascello a Porta San Pancrazio, distrutta dai francesi nel 1849, e la cappella di San Luigi nella chiesa di San Luigi dei Francesi, per la quale dipinse anche la pala d'altare con San Luigi IX di Francia fra la Storia e la Fede. Tra le sue opere pittoriche figurano “Madonna con bambino” in Santa Maria in Montesanto; “Presentazione del Sacro Cuore di Gesù al Padre Eterno” nei Musei Vaticani; “Nascita e martirio di San Giovanni Battista” e “Madonna del Rosario con i santi Domenico e Liborio” a Poggio Mirteto. Adesso, sino al 19 aprile 2022, la Galleria Corsini ospita la mostra “Una rivoluzione silenziosa. Plautilla Bricci pittrice e architettrice”, curata da Yuri Primarosa. Per la prima volta viene riunita l’intera produzione grafica e pittorica dell’artista romana, presentando anche un “Ritratto di architettrice”, considerato probabile effigie della Bricci. L’esposizione è giustificata da un rinnovato interesse su questa figura femminile che, anche per tendenze famigliari, si muove a perfezione in un mondo al maschile. La scoperta di documenti inediti sulla vita di Plautilla, l’identificazione di nuove opere e il restauro dei suoi progetti architettonici conservati presso l’Archivio di Stato di Roma, oltre a una nuova tavola proveniente da una collezione privata, consentono di fare nuova luce su questa affascinante figura di artista, unico architetto donna dell’Europa preindustriale. A Palazzo Corsini si possono vedere un ambizioso progetto della Bricci per la scalinata di Trinità dei Monti (1660), la vasta lunetta da lei dipinta per i Canonici lateranensi (1669-1673) e altre due sue tele conservate a Poggio Mirteto, restaurate per l’occasione: lo Stendardo della Compagnia della Misericordia raffigurante la nascita e il martirio del Battista (1675) e la Madonna del Rosario (1683-1687) del duomo. La rarità espositiva è un prestito eccezionale: il famoso quadro d’altare della cappella di San Luigi, nella chiesa dei Francesi, interamente progettata dall’architettrice per l’abate Benedetti, accanto alla cappella Contarelli. Nel catalogo un saggio di Melania Mazzucco, autrice del libro “L’architettrice”, oltre ai contributi di alcuni dei maggiori specialisti dell’artista quali Aloisio Antinori, Carla Benocci, Maria Barbara Guerrieri Borsoi, Riccardo Gandolfi, Gianni Papi e Magda Tassinari. La Galleria Corsini di via della Lungara riapre dopo vari mesi di pausa per i lavori di restauro e riallestimento per ritrovare la pima donna architetto nella storia all’interno della Roma barocca. A tirarla fuori dall’oblio è stata proprio la scrittrice Melania Mazzucco. Non a caso la mostra, che nasce dal romanzo, ne subisce l’alone, cercando nel rigore della ricerca documentale la base per ritrovare una protagonista dell’arte. Una antica dimora in cui il visitatore cammina in una sovrapposizione di immagini che, secondo un copione voluto e collaudato dalla direttrice del museo Flaminia Gennari, moltiplica le suggestioni, le vibrazioni, i rimandi, distribuendo le tessere visive e le tappe di questa rivisitazione, marcate da didascalie in azzurro, lungo il percorso di questa galleria, unica a Roma, ad aver conservato l’aspetto sovraffollato di quadreria nobiliare con cui è nata. Ci si immerge così in quel secolo di conflitti che è stato il Seicento e in quella capitale dei papa Re, ancora al massimo del suo fulgore, dove la Plautilla ha sempre abitato senza mai allontanarsene e senza mai togliersi la maschera che con complice scelta si era fatta calzare addosso per svincolare le sue aspirazioni d’artista. Come lei anche, professionista dell’arte, operava all’epoca Artemisia Gentileschi (Roma, 8 luglio 1593 – Napoli, circa 1656), pittrice italiana di scuola caravaggesca, esempio quasi unico di arte al femminile nei cataloghi del Seicento, di cui proprio a fianco i curatori hanno esposto a confronto un autoritratto allegorico di forte impatto veristico. Sullo sfondo pure un altro protagonista, Elpidio Benedetti, 5 anni più di lei, una carriera da abate, scelta da suo padre, noto ricamatore di paramenti sacri, che lo consegna come lei al celibato, ma gli apre le porte di una vistosa risalita di rango benedetta dai favori del cardinale Antonio Barberini che lo introduce alla corte di Francia. Da servitore tuttofare del cardinal Mazzarino si farà a poco largo fino a diventare suo emissario a Roma e poi una sorta di ambasciatore ufficioso degli interessi del Re Sole Luigi XIV. Plautilla Bricci e Benedetti formeranno un sodalizio ininterrotto che si prolunga per vari decenni. Infine, emerge la figura del padre di Plautilla, Giovanni, autodidatta tutto fare, decoratore di stemmi nobiliari e arredi sacri, illustratore, poi prolifico scrittore di testi teatrali, saggi d’encomio, commediole beffarde, favole moraleggianti, che strizzano l’occhio ai nobili, al clero ma anche ai gusti del popolino. Fu lui ad addestrare alla pittura la figlia e a procurarle le commesse che diventano l’atto decisivo della sua ascesa sociale e professionale.