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di Franco Esposito

In Rai volano gli stracci. A Viale Mazzini è tutto un inseguirsi di bufere. Dossier anonimi, accuse di calunnia, botte e risposte all’acido muriatico, di tutto di più. Al centro del ring, ancora una volta, deve combattere e controbattere Sigfrido Ranucci, lo scomodo conduttore della trasmissione Report. Il bersaglio di colpi forse tutti bassi, non regolamentari, messo in mezzo da membri della Commissione di Vigilanza Rai. “Calunnie per colpire Report”, ribatte il giornalista accusato di “mobbing, ricatti sessuali e servizi preconfezionati”, in una lettera anonima tirata fuori da Davide Faraoni di Italia Viva. L’amministratore delegato Fuortes assicura di non aver ricevuto finora “nessuna denuncia formale o informale”. 

Alla lettera anonima poi sarebbe seguita una denuncia formale. Quattro le giornaliste coinvolte, con tanto di nomi e cognomi. “Noi sorprese, sbigottite: si parla di episodi e circostanze mai accadute”. Smentiti con decisione gli episodi evidenziati nella lettera anonima e nella successiva denuncia. Sigfrido Ranucci è chiamato comunque a fare conti con la bomba fatta esplodere a viale Mazzini. Chi vuole la sua testa e quella della trasmissione in onda il lunedì sulla terza rete Rai? 

Il conduttore ovviamente non è intenzionato a subire. “Dopo i falsi dossier su fonti pagate, le false mail tra me e Casalino, le false accuse di essere no vax, ora arrivano le lettere anonime con le accuse di bullismo sessuale in redazione e di servizi preconfezionati”. 

La bomba è esplosa tre giorni fa in Vigilanza, portata all’attenzione dell’amministratore delegato Carlo Fuortes. Un presunto caso di “Me Too” che coinvolgerebbe giornaliste costrette a favori impropri pur di essere assunte. Un inferno dantesco e il conduttore Ranucci accusato praticamente di aver costituito un harem personale all’interno della redazione di Report. “Quando il lavoro è inattaccabile si cerca di colpire sul personale. Diamo fastidio a troppi”, la replica del giornalista identificabile chiaramente come un professionista scomodo in parecchi ambiti. 

Datato 2017, il dossier consiste in una prima versione inviata via mail attraverso il servizio protomail (viene usato per proteggere l’identità del mittente), poi in una copia dattiloscritta. Destinatari e vertici Rai e il capo del personale. 

Una botola sistemata sotto i piedi di Sigfrido Ranucci. Il classico trapppolone. Le accuse si sarebbero ampliate nel tempo, fino a quando, il 5 agosto di quest’anno, il giornalista si è deciso a sporgere denuncia alla Procura. Nella denuncia pare fosse chiamato in causa anche Franco Di Mare, direttore di Rai3, che del dossier avrebbe discusso con il giornalista allarmato “per l’ennesimo attacco a me e al lavoro di tutti noi”

La redazione di Report si schiera compatta al fianco del conduttore, autentica anima di Report. Il giornalista viene accusato nella lettera di ogni nefandezza. Ricatti sessuali e dileggio nei confronti di quattro colleghe, servizi fake, stravolti per ledere, in una circostanza, l’onorabilità di un grande gruppo sanitario della Lombardia. 

Spalleggiato da Andrea Ruggeri di Forza Italia, Davide Faraoni di Italia viva è convinto che l’ad Fuertos voglia andare fino in fondo della questione. “Non credo a quanto arriva via anonima”, dice la sua il segretario della Commissione Vigilanza Rai, Michele Anzaldi di Italia viva. “Ho fatto in passato verifiche personali, ma non ho rilevato comportamenti scorretti. Indaghi l’Audit”. 

In Rai molti sanno chi è l’anonima mano, che se non scritto materialmente il dossier, quantomeno lo ha ispirato. Certamente nessuno della redazione di Report. “Si tratta di accuse vergognose per me e per i colleghi tutti”, la chiude per il momento così Sigfrido Ranucci, provato dalla serie di colpi che gli vengono scaricati addosso da esponenti della politica, membri della Commissione Vigilanza Rai. 

Sulle giornaliste coinvolte loro malgrado si racconta di donne inorridite dal vedere i loro nomi su una lettera anonima di quel tipo, senza capirne motivo e ragione. Perchè? Ranucci, il loro capo, accusa i due deputati di aver tenuto per mesi il dossier nel cassetto. E di averlo tirato fuori proprio a ridosso della Giornata contro la violenza sulle donne “per stimolare clamore”. 

Prima di Faraoni e Ruggeri, lo stesso Ranucci chiese chiarezza “in un luogo deputato ad appurare la verità”. La redazione di Report assicura che reagirà a questo ennesimo attacco “come abbiamo sempre fatto, attraverso il rigoroso lavoro”. 

Fine della puntata, a presto la prossima. In Rai gli stracci continueranno a volare.