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Di VINCENZO MUSACCHIO

Le ultime indagini della magistratura sulla “Quarta Mafia” evidenziano chiaramente non tanto l’esistenza della corruzione, che ormai tutti conosciamo, quanto la sua virulenza nella Capitanata. Foggia, Monte Sant’Angelo, Mattinata, Cerignola e Manfredonia sono i Comuni sciolti dal Consiglio dei Ministri negli ultimi cinque anni per forme di ingerenza e condizionamenti da parte delle organizzazioni mafiose.

La criminalità organizzata nella provincia di Foggia oggi s’infiltra e condiziona le scelte dei governi locali. Foggia è la provincia italiana con il maggior numero di interdittive di imprese (edili, di riscossione tributi, di servizi, sono ottantacinque in totale). Per questo è importante valutare, ora più che mai, le cause di questo fenomeno e individuare strategie efficaci di lotta. Nel nostro Paese purtroppo il beneficio dell’illegalità è superiore ai rischi che si corrono. Se realmente si vuole lottare questa nuova mafia, non si può non considerare la corruzione ed è necessario incidere sull’aspetto preventivo e culturale nonché sull’entità della sanzione e sulle probabilità di essere arrestati e poi puniti. Se l’obiettivo è sconfiggere le evoluzioni di questo tipo di mafia occorrerà agire in maniera efficace e al più presto possibile.

La “Quarta Mafia” è senza dubbio un fenomeno criminale di vaste proporzioni all’interno del quale si è fatto troppo silenzio e per tanto tempo. Le amministrazioni locali sono risultate colluse con i mafiosi locali e spesso non hanno controllato dove dovevano e hanno fatto favori a questi criminali in cambio di voti o di altre regalie. In questa situazione ormai endemica il livello di degrado del foggiano non si può più affrontare soltanto con le parole. Occorrono i fatti. Sono necessarie nuove tattiche investigative adeguate alle attuali metamorfosi mafiose. Fino a quando ci sarà l’immobilismo colpevole della classe politica governante perderemo un sacco di tempo in chiacchiere e purtroppo faremo pochi fatti. Anni di sottovalutazione, anni nei quali si sprecavano i “qui la mafia non esiste, ci sono solo poche bande”, anni di “cosa ce ne importa, tanto si ammazzano tra di loro” hanno consentito a questi mafiosi di diventare potenti, temuti e rispettati, ottenendo persino consenso sociale.

A Foggia non è più il mafioso a chiedere il pizzo, ma è la vittima ad andare dal suo carnefice e chiedere di poterlo pagare per vivere in tranquillità. Le cosche diventano mutue assicuratrici ma anche imprenditrici, che operano in diversi settori. Sono diventate leader nazionali nel traffico di hashish e marijuana, con collegamenti e interessi in Albania, nel nord e nell’est Europa. Non è un caso che il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho, abbia definito le mafie foggiane come la “nuova emergenza nazionale”. Mafie che oggi si proiettano sempre di più nella modernità, che si alleano, perché hanno compreso che il silenzio conviene più delle bombe. A Foggia i pregiudicati – o chi non abbia la fedina penale immacolata – possono partecipare o fare parte della gestione della cosa pubblica tramite molteplici prestanome scelti tra i cd. colletti bianchi. I collusi e i professionisti di dubbia moralità aiutano le mafie nelle attività riguardanti la gestione pubblica e privata ottenendo poi il proprio tornaconto. I mafiosi riescono a piazzare anche i loro uomini di fiducia nelle posizioni di responsabilità della pubblica amministrazione ottenendo così risultati sia in termini di servizio sia economici e finanziari.

Un buon antidoto al virus potente della mafia e della corruzione sarebbe semplicemente uno Stato che faccia il proprio dovere. Negli ultimi quattro anni i dati statistici su questa criminalità mafiosa sono spaventosi. Oltre trenta milioni di euro di sequestri patrimoniali. Oltre cento operazioni antimafia. Misure cautelari applicate a circa cinquecento persone. Sequestri di decine di tonnellate di droga ed enormi quantitativi di armi e munizioni ad alta pericolosità. Tante anche le misure interdittive antimafia nei confronti di imprese collegate o comunque condizionate dalla criminalità organizzata foggiana. Sono certamente il segno dell’impegno delle forze di polizia e della magistratura, ma non basta. Tutto questo ha un senso se sussiste la volontà di continuare ad affrontare seriamente il problema, se manca questa volontà, e nutro qualche dubbio in merito, avremo in futuro ancora altri casi eclatanti di infiltrazioni mafiose e corruzione nella Capitanata e non solo.