di Stefano Casini

 

Il 29 agosto dell’anno 1869, quando ancora, in pratica, non esisteva l’Italia come nazione, nasceva nella citttà di San José la Sociedad Italiana de San José, oggi presieduta dal Dott. Miguel Senattore che, in occasione del 150o anniversario ha consegnato all’Ambasciata d’Italia una targa commemorativa. Il 23 agosto 2019, la Società Italiana di San Giuseppe, ha celebrato appunto il 150° Anniversario di “traiettoria feconda e ininterrotta come italiani e come cittadini di San José” come sottolineó nel suo discorso, il Presidente di questa Istituzione Miguel Senattore. In quella occasione, poco piú di 2 anni fa, ci un concerto anniversario a cura del Maestro Julio César Huertas al pianoforte con il baritono Ulrich Schrader, omaggiando compositori e poeti italo-uruguaiani. Ci fu anche l’inaugurazione della Mostra “Leonardo, il genio gentile” per i 500 anni dalla morte del grande Da Vinci e, secondo tutti i presenti, é stata una festa commovente, alla quale hanno partecipato anche i parenti dei premiati, i soci e gli amici dell’Istituzione.

É considerata una “prima fusione”, quella che si svolse fra gli anni 1869, anno della fondazione e il 1892. Tra il 1892 e il 1911 ci fu un processo di costruzione e consolidamento dell’unità italiana. Le societá di Mutuo Soccorso erano, come abbiamo giá detto, molto comuni nel XIX secolo, ma nell’italiano c’erano i regionalismi. Apparve, per la prima volta la Sociedad Italiana nel 1869 e rispondeva più al nord d’Italia. Poi ai fondarono i “Frai Operai” nel 1873 e il “Circolo Napolitano”, nel 1885, che rispose più a sud. Il “Frai Operai” aveva le sue caratteristiche basate su, appunto, gli operai e contadini dell’epoca che fondarono una Mutuo Soccorso di breve durata ma importante nel processo di fusione con “La Fratellanza Italiana”. I sodalizi riuscirono ad amalgamarsi nonostante una forte frammentazione interna con duri conflitti.

Nel 1892 ci fu la prima fusione tra i “Frai Operai” e la “Società Madre Italiana”, escluso il “Circolo Napolitano”, che fu immesso nel secondo impulso fusionista, tra il 1910 e il 1911. Molte furono le trattative, le assemblee, prima per arrivare all’unità. Questi periodi sono registrati nel gagliardetto della Società Italiana di San José su targhe e  documenti storici trovati in vari simboli. L’emblematico edificio della Società Italiana di San José, situato all’angolo di Treinta y Tres e Larrañaga quasi al centro della cittá San José de Mayo fu la prima sede. Intanto Il Circolo Napolitano aveva sede in via Vidal 25. Sulla sua facciata è riportata la data dell’anno in cui fu fondata la sede del Circolo. Ci fu, senza dubbio un enorme contributo italiano nel lavoro artigianale: muratori, maestri muratori, sarti, calzolai, lattonieri, falegnami, tappezzieri, impegnati in piccole e medie imprese. La lingua rendeva loro difficile comunicare perché lo Spagnolo era difficile per molti abituati ai dialetti. Tutti gli italiani iniziarono come lavoratori dipendenti che, poco a poco hanno fondato le proprie ditte con i loro risparmi. Ci sono casi come quello della famiglia Geninazzi, con l’Hotel del Campo e il salumificio che fu una delle prime industrie di San José. Giovanni Marra era un sarto (“La Sartoria L’Eleganza”). La maggior parte dei sarti erano italiani Maturro, Romanelli.  Società Italiana, secondo dati confermati da molti storiografi uruguaiani, portò un forte liberalismo anticlericale. Molti appartenevano a logge massoniche, in una città molto cristiana e cattolica. In questo gli italiani furono innovativi, con quel liberalismo che veniva Garibaldi, legato alla Grande Guerra dell’Uruguay del XIX secolo, al Partito Colorado di Rivera, al liberalismo, al repubblicanesimo e alla massoneria. Ci fu un’autentica identificazione degli italiani di San José, con i valori dell’eroe dei due mondi. Si ricorda in alcuni antiche pubblicazioni che, la morte del re Vittorio Emanuele II e di Garibaldi,  causarono un grande rammarico fra tutti gli italiani che parteciparono in funerali di massa per le vie della città.  Ci furono anche forti leadership  come quella del dottor Angelo Chiolini, Giuseppe Rinaldi o Giacomo Bernasconi, che fu il costruttore dell’edificio centrale. Il dott. Chiolini e il dott. Giampietro erano i medici sociali, di grande importanza in quell’epoca perché molto scarsi. La maggior parte della popolazione era privata di assistenza sanitaria e i medici avevano “quel potere di guarire”, come disse uno dei piú importanti storiografi uruguaiani come Barrán. I medici erano leader sociali come il dottor Alfonso Espínola, molto conosciuto ed anche Chiolini e Giampietro, che erano i più esperti. Chiolini era più legato alla “Società Italiana” e Giampietro, al “Circolo Napolitano”.

IL PERIODO D’ORO DELL’ISTITUZIONE – La cittá di San José de Mayo, passó dall’essere una “città di campagna”, non solo dal punto di vista demografico, ad avere uno sviluppo economico, sociale e culturale. L’eredità giunse con l’immancabile contributo dei nostri italiani.  Il “Parque Mario” era di proprietà del Dott. Francesco Giampietro, che lo vendette al Governo Municipale, diventando El Parque Rodó de San José.

C’erano discendenti di italiani come Elia Caputi, primo Direttore della Formazione degli Insegnanti del Instituto Normal Elia Caputi de Corbacho. La Signora Elia” fu fondamentale nella creazione di un centro di formazione per insegnanti. Il dottor Giovanni Marra come medico presso l’Hospital de San José era figlio del colono Giovanni Marra ed ha ricevuto un riconoscimento speciale come medico umanitario. C’è anche un busto e una targa che lo ricordano. L’ultima leadership significativa fu quella di Giovanni Marra, tra il 1930 e 1940, quando inizió la vera agonia della Società

GLI ANNI 60’- Negli anni ’60 iniziò la guida di Santiago Abbate, Angelo Vaccargiu e Mario Bardolla, diede un nuovo impulso alla società. Arrivano negli anni ’60, ma, giá nei 70 fecero una diagnosi della situazione e in un’assemblea conclusero che i servizi di mutualismo erano impraticabili. Decisero quindi di abolire il servizio mutualistico e dedicare l’istituzione a fini culturali e sociali come fino ad oggi.

Poi, quando Miguel Senattore ha preso in mano la Presidenza all’istituzione, anche se di origine italiano, ha dato alla societá più un profilo “maragato”. Da qui lo slogan del 150° Anniversario di 2 anni fa: “italiani come maragata e come maragata italiani”. Quella frase che ripete Senattore, sintetizza che la Sociedad Italiana de San José, dagli anni Ottanta, ha un chiaro orientamento culturale e sociale con una forte matrice locale, promuovendo la storia, la letteratura e gli artisti locali.

Ma nessuno potrá mai negare che l’impronta tricolore esiste ancora ed è una luce in piú all’interno dell’Uruguay, un paese con oltre la metá della popolazione d’origine italiana, con il doppio di cittadini italiani che quelli spagnoli e con un’identitá che, noi di GENTE D’ITALIA, stiamo cercando di non far perdere.

STEFANO CASINI