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di Franco Esposito
 
Lo Stato soccorritore. L’aiuto del Governo per evitare il fallimento di Napoli. Presentate in Commissione Bilancio le proposte per cancellare quella montagna di debiti sotto la quale rischia di sparire Napoli, intesa come amministrazione comunale. L’obiettivo/imperativo è “cancellare un miliardo e settecento milioni di debiti”. In parole povere, evitare il crac di Palazzo San Giacomo. Lo Stato dovrebbe accollarsi mutui, derivati e prestiti. Le proposte di Pd e Cinque Stelle sono collegate alla legge Finanziaria.
Il Parlamento è pronto a salvare Napoli. Da lunedì scorso, l’altro ieri, sono nero su bianco due emendamenti firmati Pd e M5S, depositati in Commissione Bilancio al Senato e collegati alla legge Finanziaria. Concreto il segnale di una trattativa aperta col governo per aiutare Napoli. Palese la spinta del neo sindaco Gaetano Manfredi. Gli emendamenti saranno ovviamente discussi e rimodulati prima dell’approvazione definitiva del testo. Ma è evidente e forte il valore politico reperibile nell’intervento dello Stato, che dovrà farsi carico di una parte del debito storico sotto il quale rischia di sprofondare definitivamente il Comune di Napoli. Vale, come detto, un miliardo e settecento milioni. Cosa chiedere in cambio ai napoletani? La trattativa qui assume un colore giallognolo. Nella versione iniziale dell’emendamento Cinque Stelle è scritto infatti l’aumento dell’addizionale Irpef e della tassa di imbarco nella misura di circa un euro a passeggero, in porto e in aeroporto. Una stangata che però sia sparita nella versione finale depositata in Commissione. “Sarebbe stata un’aggravante per i cittadini”, si affretta a chiarire una fonte interna ai Cinque Stelle. Fosse ancora esistita, le opposizioni avrebbero avuto vita facile nella strumentalizzazione. Il voto di partiti all’opposizione è fondamentale per il passaggio degli emendamenti nella manovra di bilancio.
Quello del Partito Democratico, firmato dalla senatrice Valeria Valente con i colleghi Manca, Ruotolo e Nugnes, è rivolto ai “Comuni capoluoghi delle città metropolitane che abbiano in corso un piano di riequilibrio dei conti e una manovra di risanamento”. Ma la legge cosa prevede? “L’accollo da parte dello Stato di mutui, operazioni derivate e prestiti obbligazionari”. Per il Comune di Napoli, quel miliardo e settecento milioni sopra evidenziati. Un’operazione realizzabile anche attraverso “l’emissione di obbligazioni da parte dello in sostituzione di mutui, derivati e prestiti obbligazionari”. Il testo dice ancora: “è differito al 30 aprile 2022 il termine per la deliberazione del bilancio di previsione 2022-2024”. Lo spettro del colossale dissesto del Comune di Napoli, di fatto, si allontana. Il crac scatta infatti in caso di “mancato rispetto degli obiettivi fissati dal piano di risanamento”. È tutto sospeso fino a una nuova modulazione del piano a decorrere dal 2022.
Firmato da undici senatori, tra cui i napoletani Vincenzo Presutto, Sergio Puglia e Sergio Vaccaro, oltre all’accollo del debito, l’emendamento prevede anche “un commissario straordinario per debito di Comune e società partecipate, scelto dal Governo”. E qui la vicenda si tinge appunto di giallo, Il percorso, di per sé ambizioso, viene ritenuto incompatibile con i desiderata del Governo. Soprattutto in funzione dell’accollo del debito. La presenza di un commissario stabilisce “in dieci anni il termine finale per l’estinzione dei debiti oggetto di ricognizione”. Il commissario presenterebbe, entro tre mesi dalla nomina, “la rilevazione del debito pregresso di Comune e società partecipate”. Il meccanismo contabile sarebbe inoltre più oneroso.
“Un fondo con una dotazione annua di duecento milioni, a decorrere dal 2022, per l’estinzione del debito pregresso del Comune”. I dieci anni si arriverebbe a una cifra insostenibile, esorbitante. Due miliardi da parte dello Stato. Dovendo inoltre considerare un’anticipazione di altri venti milioni sul 2022 per il commissario, che avrebbe diritto a un compenso annuo “in una misura non inferiore al costo complessivo annuo del segretario direttore generale del Comune”. Duecentoquarantamila euro l’anno, più altri 60mila a titolo di oneri accessori. Spese insostenibili per Napoli, in rapporto alla pesante drammatica situazione di indigenza in cui versa il Comune. Nella versione iniziale dell’emendamento, oltre al contributo dello Stato, erano previsti cinquanta milioni l’anno per estinguere il debito derivante dalle tasse. “Un incremento dell’addizionale Irpef dello 0,4 per cento, 1 euro in più per diritti di imbarco a passeggeri sui voli e sulle navi”.
In pratica l’aumento delle tasse già inserito nel famoso “Patto per Napoli”, veicolato con insistenza a fine maggio. Nel quadro dell’accordo sottoscritto da Pd, M5S e Leu per convincere Gaetano Manfredi a candidarsi. L’impegno, da parte della politica, che poi si la sarebbe adoperata al massimo per evitare il tracollo del Comune di Napoli. Un fallimento epocale. E ora gli emendamenti in Commissione Bilancio. Lo Stato che si accolla una montagna di debiti. Alla promessa elettorale fatta, pare segua la certezza dell’impegno a fare. Raccolto l’Sos, a Napoli dovrebbe arrivare un bel po’ di soldi. Anche questo un evento clamoroso. A Palazzo San Giacomo si vive con le dita incrociate.