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di Matteo Forciniti

Si stanno eseguendo in queste ore a un ritmo abbastanza lento le operazioni di scrutinio per le elezioni del Comites in Uruguay. In attesa di conoscere i risultati definitivi, il primo e più importante dato è quello della partecipazione che si è ulteriormente abbassata rispetto alle iscrizioni arrivando a soli 3624 votanti (e tra questi bisognerà poi vedere il numero di voti validi). In ogni caso, sono numeri osceni, impietosi considerando che stiamo parlando di un organismo che dovrebbe rappresentare una popolazione di circa 125mila cittadini italiani residenti in questo paese. Ecco perché il prossimo Comites che si insedierà il 21 dicembre alla Casa degli Italiani -al di là dei nomi dei consiglieri eletti e delle liste- non avrà alcuna legittimità dato che rappresenterà soltanto una minoranza esigua di cittadini.

Come previsto da Gente d’Italia nell’edizione di venerdì in occasione della scadenza del voto, lo scenario peggiore si è puntualmente verificato replicando quanto successo alle scorse elezioni del 2015: anche allora il voto fu un grande flop con 7mila elettori registrati (su una popolazione però di 80mila) mentre il numero delle buste valide pervenute in tempo furono solo 4671. Quasi un terzo di tutti i voti andò perso, scomparve nel nulla. Questa volta i voti scomparsi sono stati più di mille, un quarto del totale considerato che gli iscritti erano 4691. È un dato enorme alla luce degli esigui numeri della partecipazione.

Come è stato possibile questo sfracello, solo l’ultimo di una serie anomalie che hanno accompagnato le elezioni del Comites? Dove sono andati a finire questi mille voti? È stata tutta colpa della gente ritardataria oppure ci possono essere stati altri motivi che hanno contribuito all’ultimo disastro?

I principali indiziati sono due nel processo di organizzazione del voto: da una parte il Correo Uruguayo (le poste), incaricati di consegnare i plichi elettorali a casa delle persone, dall’altra Abitab, l’impresa a cui è stata affidata l’ultima fase, ovvero quella della restituzione delle buste all’Ambasciata (l’altro metodo era quello di portare personalmente il plico nella sede dell’Ambasciata).

Il Correo Uruguayo e Abitab hanno agito correttamente tanto a Montevideo come nell’interno del paese? Queste due imprese sono state adeguatamente supportate dall’Ambasciata?

Così come sta succedendo in tutto il mondo, il dato finale della partecipazione alle elezioni dei Comites segna una pagina nera sulla storia della rappresentanza degli italiani all’estero che ne esce pesantemente indebolita e con le ossa rotte.

Tra opzione inversa (vale a dire iscriversi per poter votare) e assenza di una campagna informativa adeguata le reali intenzioni del Ministero degli Esteri sono state svelate: l’unico obiettivo era quello di indebolire i Comites come organi di una rappresentanza che ormai non esiste più e su cui, naturalmente, pesano anche le forti responsabilità dei diretti interessati incapaci di coinvolgere la cittadinanza.

In Uruguay però a prevalere in questi ultimi mesi è stato il costante silenzio da parte delle autorità diplomatiche, cosa che è ancora più grave. Stesso silenzio d’altronde a cui ha fatto seguito la nostra inchiesta sul mercato degli appuntamenti all’Ambasciata che gli intermediari continuano a vendere indisturbati fino a 500 dollari anche con il nuovo portale Prenotami. Lucrare sui diritti degli italiani all’estero senza rappresentanza è possibile. L’importante è evitare di parlarne.