L'arco di Giano, a Roma (Depositphotos)

di MARCO FERRARI

Un monumento in più da visitare nella Roma imperiale: il sabato mattina dalle 10 alle 14 (in primavera-estate dalle 16 alle 20) ha riaperto al pubblico l'Arco di Giano, rimasto chiuso a causa dell'attentato che nel 1993 colpì l'attigua chiesa di San Giorgio in Velabro.

Siamo in uno dei punti più suggestivi della Roma antica, in quel Foro Boario dove la leggenda vuole si fosse arenata la cesta con cui gli infanti gemelli Romolo e Remo "navigarono" il Tevere. Siamo anche vicini alla Bocca della Verità, al Tempio di Ercole e al Tempio di Portuno, ed era stato edificato, ai margini del Foro alla metà del IV secolo, identificato con l'Arcus Divi Constantini dai cataloghi regionari del Velabro. Il nome moderno non si riferisce al dio bifronte Giano, ma piuttosto deriva dal termine latino ianus, che indica un passaggio coperto oppure una porta. Come gli iani testimoniati dalle fonti nel Foro Romano, non si trattava di un arco trionfale, ma probabilmente di una struttura destinata al riparo dal brutto tempo per i mercanti romani di bovini e i prestatori di denaro.

L'edificio ha pianta quadrata, è alto 12 metri con 16 metri di lato e presenta quattro massicci pilastri che sostengono una volta a crociera costruiti in cementizio e rivestiti da blocchi di marmo di reimpiego. Al di sopra doveva esserci un piano attico e un tetto piramidale, che in origine doveva ugualmente essere rivestita di marmo. Nei piloni vi sono molte nicchie che ospitavano statue in grandezza quasi naturale: dodici su ogni faccia est e ovest e due su ogni faccia nord e sud e altre 10 finte. In totale quindi ben ventotto statue a testimonianza di un capolavoro dell'architettura romana del IV secolo con un omaggio al mondo femminile.

La riapertura è stata dedicata alla lotta alla violenza di genere di cui le donne sono irrimediabili vittime grazie ad un progetto artistico di Raffaele Curi: 70 manichini femminili vestiti di kimoni bianchi in seta portano sulla fronte un cartello rosso con la scritta cinese "Nu-shu. Le parole perdute delle donne" intitolato al Dio bifronte proprio per la sua forma. Le parole appartengono all'unica lingua al mondo esclusivamente femminile, un idioma segreto creato in Cina tanto tempo fa dalle donne del popolo Yao, nella provincia dello Hunan, e da loro gelosamente custodito e tramandato per generazioni, con lo scopo di non farsi comprendere dagli uomini.

Un evento organizzato Soprintedenza Speciale di Roma e della "Fondazione Alda Fendi – Esperimenti" che da decenni opera sui Fori imperiali. Inoltre, accanto all'Arco è stato recentemente aperto uno spazio culturale nel seicentesco edificio, dopo il restauro firmato da Jean Nouvel, chiamato Palazzo Rhinoceros, un omaggio all'energia primitiva e istintuale degli animali, con una galleria d'arte al piano terra, venticinque appartamenti in affitto per artisti, curatori e galleristi e una terrazza-ristorante.

Questo è l'unico arco onorario a pianta quadrangolare nel centro della città, un po' bistrattato rispetto ai più nobili e conosciuti monumenti che lo circondano, la vicina chiesa di Santa Maria in Cosmedin, la cosiddetta Bocca della Verità, il Foro Boario, nella vallata tra Palatino e Aventino, il rotondo Tempio di Ercole e il rettangolare Tempio di Portuno. Ecco poi, al di là di via Petroselli, gli archi degli Argentari e appunto di Giano. Quella vallata paludosa ottocento anni prima della nascita di Cristo fu l'approdo dei mitici bambini partoriti da Rea Silvia e allattati dalla lupa. Divenne il primo mercato della neonata Urbs. Perché qui era possibile l'unico guado del Tevere e dunque il passaggio dei commerci da Nord a Sud. In questo luogo, più tardi, si fermavano le imbarcazioni che da Ostia risalivano il fiume portando sale, spezie, sete, merci da tutto il Mediterraneo. E si mischiavano le genti del mondo allora conosciuto.

L'Arco di Giano assomma in sé il fascino della storia e della possente architettura romana. Per questo qualche anno fa è stato restaurato e illuminato grazie a World Monuments Fund-American Express e a fondi della Soprintendenza. Su un blocco marmoreo ripulito è comparsa l'incisione Cos, a testimonianza del fatto che è un arco onorario per l'imperatore fattosi cristiano. A costruirlo nel 337, dopo la sua morte, furono i figli che vollero replicare, nella inusitata pianta quadrangolare, l'arco quadrifronte costruito da Costantino stesso a Malborghetto, sulla via Flaminia, per celebrare la vittoria nella battaglia di Ponte Milvio.

Che c'entra allora Giano? Lo chiamarono così gli studiosi di antiquaria del Rinascimento interpretando i quattro ingressi dell'arco come la specularità delle facce del dio che secondo i romani guarda il passato e il futuro e che può essere rappresentato come bifronte o quadrifronte.