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Di FRANCO ESPOSITO

Giovanotti no, negli anni Sessanta e dintorni, noi coltivatori di un piccolo innocente sogno: indossare un abito griffato Ermenegildo Zegna. Il top, il massimo, in quell’epoca per noi di squattrinati e di famiglie portate a preferire, per evidenti motivi economici, la confezione piuttosto che l’abito con tessuto di marca. Zegna il desiderio allora non soddisfatto. Loro Piana il rifugio spesso sostitutivo. Non è stata mai la stessa cosa, ma questa è un’altra storia. 

Figuriamoci il piacere nel momento in cui noi oggi ottantaenni, apprendiamo dell’approdo di Gildo Zenga a Wall Street. Il traguardo di assoluto prestigio, come per un boxeur combattere al Madison Square Garden o per un calciatore calpestare l’erba del Santiago Bernebeu madrileno, oppure del Camp Nou a Barcellona, piuttosto che Anfield, in Inghilterra. 

Un piacere immenso che riporta agli anni della mia gioventù e a quel sogno ai tempi non realizzabile. “Zegna a Wall Street è un simbolo dell’Italia che sa fare squadra”, si è presentato così, in mano una copia dell’Economist, Gildo Zegna, amministratore delegato del gruppo tessile di Biella, ieri al debutto a Wall Street. La prima società italiana della moda a sbarcare sui mercati finanziari d’America. Andrea Bonomi, finanziere dell’Inudstrial Advisor Board, il compagno di viaggio nell’avvenura statunitense del gruppo biellese. 

L’approdo a Wall Street di Zegna reso possibile attraverso una “business combination” con la Spac, che fa capo al fondo di Bonomi: strappata una quotazione da 3.1 miliardi. “Anche il lusso francese in buona parte si produce in Italia”, gonfio di giustificato orgoglio l’amministratore delegato Gildo Zegna. “Abbiamo trovato il partner giusto e siamo pronti. La scelta di Wall Street, e non di Piazza Affari, ci aiuterà a guadagnare scala in un mercato sempre più competitivo.   Aumenterà anche il valore del brand”. 

Il progetto di quotazione portato avanti con l’advisor Riccardo Mulone, a capo di Ubs Italia. Il Ceo di Zegna assicura che non passerà le giornate guardando l’indice di borsa. Si concentrerà sul business e sulla responsabilità, verso chi lavora e verso gli azionisti”. La pandemia ha causato grossi problemi. Andava salvata  innanzitutto l’azienda. “Abbiamo operato tagli per 100 milioni di euro di costi. Il fatto di essere più leggeri e veloci ci ha aiutati”. Mentre cambiava la maniera di vestire. Il formale sostituito dall’informale di livello alto.  Lanciato un nuovo corso basato su Luxury leisuwear. “Sta dando buoni frutti”. 

Gildo Zegna è l’ad dell’azienda dal 1955; l’anno di fondazione 1910. Due miliardi e 400 milioni la capitalizzazione della società debuttante ieri in Borsa. Un miliardo e 300 milioni i ricavi del gruppo al 31 dicembre 2919. Negozi in 500 Paesi, 203 quelli gestiti direttamente. Zegna è diventata intanto più tecnologica, digitale, “Il niostro obiettivo – conclude l’amministratore delegato – è far cambiare il guardaroca ai clienti di sempre e piacere a padri e figli. La priorità è la crescita organica”. 

Zegna non ha debiti e avrà soldi in cassa. E ha un’idea di famiglia. “Se ci saranno acquisizioni, le faremo con uno stile diverso dai francesi e in linea con i valori del gruppo. Il mondo vuole che l’Italia abbia successo”. Questo è chiaramente di squadra. Zegna promette di non fermarsi all’approdo a Wall Street. “Perchè essere italiani non ha nessuno svantaggio nell’accesso ai mercati ai mercati di capitali”. 

Il futuro, nel caso di Zegna, è già un disegno molto  preciso.