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Su tutti resta il problema della criminalità organizzata, sia per la capacità di penetrazione nei territori, sia per la costante tendenza ad infiltrarsi nell'economia reale, come hanno dimostrato alcuni dati diffusi recentemente durante il trentennale della Dia: l'immissione di capitali di origine mafiosa di cui non conosciamo l'origine mette in difficoltà gli imprenditori onesti e non a caso da tempo, come sindacato, chiediamo delle migliorie legislative che snelliscano le numerose fattispecie di reato attualmente esistenti e ciò al fine di poter lavorare maggiormente sulla prevenzione del fenomeno, piuttosto che sulla repressione.

Tra l'altro la criminalità è tornata a farsi sentire "rumorosamente" proprio in questo inizio 2022 con 4 attentati in Puglia nei primi giorni di gennaio. Bombe legate al racket che hanno fatto saltare ingressi di alcune attività commerciali nel foggiano e nel nord barese. A proposito di infiltrazioni, non è da sottacere il fatto che gli ecoreati siano in aumento: ciclo illegale dei rifiuti, archeomafia, reati contro la fauna sono i settori più interessati che vedono primeggiare, dopo le "tradizionali" Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e dopo il Lazio, anche la Toscana che ha raggiunto il sesto posto nazionale con una escalation dei delitti che interessa città come Livorno, Firenze e Arezzo.

Mentre discutiamo di obbligo vaccinale e di contrasto al Covid, tra chi evoca improbabili complotti che nascondono fragilità e strumentalizzazioni di ogni tipo e chi rifiuta di immunizzarsi in nome di convinzioni pseudoscientifiche che pullulano su internet e sui social, qualcuno si arricchisce illegalmente. E implementa la distruzione del nostro territorio dal punto di vista sociale ed economico, minando quel bene primario che è la sicurezza di tutti noi.

La politica in questi giorni è presa completamente dalla discussione sul nuovo Capo dello Stato e, a parte le questioni legate al Covid, il Parlamento non sembra occuparsi di altro. Forse sarebbe ora di pensare a un piano serio e concreto, anche utilizzando i fondi del Pnrr, per implementare Commissariati e Stazioni sui territori anziché chiuderli, per assumere nuovo personale giovane anziché ipotizzare allungamenti dell'età pensionabile, per rafforzare uffici strategici come la Dia e le squadre mobili, per non parlare dell'intelligence, che sono fondamentali nel contrasto alle mafie. Queste sono le cose concrete da fare. Subito.

Daniele Tissone

Segretario generale sindacato di polizia Silp Cgil