di Riccardo Galli

Anders Breivik ha macellato 77 persone, con bombe prima e proiettili poi. Anders Breivik ha cacciato umani, stanandoli e abbattendoli sull’isola di Utoya. Anders Breivik ha macellato 77 persone in nome del nazismo che fu e per il nazismo che è. Anders Breivik è stato condannato dalla giustizia di uno stato democratico a 21 anni di reclusione. Più o meno quattro mesi per ogni umano cacciato e macellato, questa la pena incomprensibilmente mite. Anders Breivik chiede ora la libertà vigilata, vorrebbe la libertà condizionata, vorrebbe essere libero a 42 anni e avere così una vita libera davanti a sé.

Una mezza vita da vivere libero dopo averne, a maggior gloria del nazismo, annichilite 77 di vite altrui. Nell’ultima udienza in Tribunale ha esibito il saluto nazista, in modo non ci siano dubbi su cosa ne farebbe della sua vita in libertà. Non c’è bisogno di essere adepti della legge del taglione per vedere come Anders Breivik liberato in qualunque forma e in qualunque giorno del tempo della democrazia sarebbe una bestemmia della democrazia. E anche uno sfregio alle condizioni minime dell’etica collettiva: nessuna giustizia, nessuna letteralmente umanità può mandare libero in nessuna forma un macellatore di umani nazisticamente orgoglioso del suo macellare.