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DI MICHELA CILENTI

Durante l’ufficio di presidenza, il Presidente della Camera ha comunicato la modalità di lettura delle schede scelta per lo spoglio delle elezioni del nuovo Presidente della Repubblica iniziate questo pomeriggio. Per il successore di Sergio Mattarella, Roberto Fico ha scelto un’interpretazione restrittiva, optando per la lettura del solo cognome. 

No al cosiddetto “voto segnato”, dunque. Il Presidente pentastellato, dopo aver valutato le possibili opzioni – lettura integrale della scheda, lettura del solo cognome, o lettura di nome e cognome – ha deciso di seguire l’esempio di Luciano Violante per le elezioni che nel 1999 portarono Carlo Azeglio Ciampi sul Colle più alto della Capitale. Fico leggerà soltanto il cognome del votato “ove la scheda rechi solo tale indicazione ovvero quando, pur riportando altre notazioni, sia comunque univocamente individuabile il soggetto cui è attribuito il voto”. Sono banditi quindi tutti i vari appellativi “sen.”, “senatore”, “on.”, “onorevole”, “Cav.”, “Cavaliere”, e tutti i vari artifici utili ad individuare i franchi tiratori e a valutare il peso delle correnti interne alle varie coalizioni. Una strategia che avrebbe potuto usare, ad esempio, il centrodestra per monitorare la tenuta della coalizione nel caso in cui Berlusconi fosse rimasto “in campo”, assegnando un segno di riconoscimento ad ogni partito alleato. Forza Italia avrebbe potuto votare “Berlusconi”, la Lega “Silvio Berlusconi”, Fratelli d’Italia “Berlusconi Silvio”, e alle altre correnti in coalizione sarebbero rimaste varie altre formule di riconoscimento.

Tuttavia, anche dopo la battuta in ritirata del Cavaliere, quella del voto segnato poteva essere una valida strategia per controllare la tenuta degli accordi politici – taciti e non – sugli altri candidati, soprattutto nel caso in cui una parte del Parlamento avesse voluto procedere all’elezione del Presidente della Repubblica a colpi di maggioranza, senza accordo con la controparte. 

Una vecchia strategia di controllo (o dissenso)

Quella del “voto segnato” è una tattica che accompagna la storia della Repubblica italiana. In un Paese con un sostrato politico ed una classe politica fortemente eterogenei e frammentati, il voto segnato ha sempre rappresentato un utile strumento per valutare la fedeltà delle correnti, individuare i franchi tiratori, ma anche per inviare segnali di dissenso e far saltare l’elezione di una carica istituzionale. Emblematica l’elezione di Franco Marini a Presidente del Senato, nel 2006, quando ad esprimere la seconda più alta carica dello Stato era un’ampia quanto incerta coalizione di centrosinistra, che andava dall’Udeur di Mastella a Rifondazione comunista. In quel caso, ad alcuni deputati dell’Udeur fu contestato di aver deliberatamente votato per “Francesco Marini” anziché “Franco Marini”, per sabotare l’elezione del senatore abruzzese.

Un voto in sicurezza – La scelta della lettura del solo cognome è stata fatta da Fico sulla base di un dossier elaborato dagli uffici tecnici di Montecitorio, contenenti le varie modalità di lettura seguite dai suoi predecessori. Discostandosi dalla Boldrini che nel 2015, in occasione dell’elezione che avrebbe portato al Quirinale l’attuale Presidente Sergio Mattarella, aveva optato per una lettura integrale delle schede, Roberto Fico ha scelto invece di leggere soltanto il cognome. Procederà alla lettura di nome e cognome solo laddove non sarà possibile attribuire univocamente il voto. E cioè in caso di più candidati con il medesimo cognome. Ipotesi che potrebbe verificarsi, ad esempio, nel caso di Gianni ed Enrico Letta. Il motivo di questa scelta, ha spiegato il Presidente della Camera, è quello di garantire una votazione in totale sicurezza e segretezza. “Serve un profilo di alta moralità” – ha dichiarato Fico – che sia condiviso da un’ampia maggioranza.

Uno scrutinio difficile, dunque, per chi tenterà di contare i voti.