di Franco Esposito

 

Cronaca italiana, qua e là nera. Le immancabili brutte notizie al tempo del Covid declinante, vivaddio. Speriamo continui così e che sia tutto vero. In Emilia si litiga sui conti in rosso della Sanità Lo scontro dialettico diventa guerra verbale, carte alla mano, in commissione regionale. Una esplosione di parole punto belle, riferisce chi c’era. Lo scontro ha visto contrapposti l’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini, e la digente direttrice Licia Patropulacos, prossima alla pensione. Sono volati gli stracci. “Sono scomoda, mi cacciano”, la sua conclusione sotto il fuoco dello scambio di accuse.

“Il professore ci palpeggiava”,questo dicono del  loro insegnante dell’istituto alberghiero di Cervia, Ravenna, ora a processo per violenza sessuale aggravata. “Tentava massaggi in classe, Non si limitava alla cattedra, veniva dietro alla sedia e si appoggiava con il, busto, cioè in zona genitali”. L’ex docente nega, “Stuprare e violentare sono parole che non appartengono alla mia vita. Mi accusano perchè sn troppo severo”. E lo scagionano con forza e argomenti inoppugnabili alcune ragazze. “Una persona integerrima, che mi ha aiutato a uscire dall’alcolismo”: oppure: “Mi ha trovato un lavoro”.

Lo stupro vero è avvenuto altrove. Una storia di uno squallore infinito, piena zeppa di prepotenza e arroganza, mossa da un folle concetto di sicura impunità. Matto da legare, però proprietario di infinito talento, brasiliano della premiata scuola del Santos, indicato come uno di tanti calciatori indicati come improbabili  continuatori delle gesta inimitabili del mitico Pelè, il popolare Robson de Souza Santos, in arte semplicemente Robinho, è il destinatario di un mandato di cattura internazionale. A meno di un mese dalla sentenza definitiva che lo condanna a nove anni per stupro di gruppo, la procura di Milano ha avviato le procedure per l’estradizione del calciatore, ex di Real Madrid, Manchester City, Milan e passaggi in Cina e in Turchia.

Firmata dal pm Adriana Blasco, la richiesta è stata inoltrata al ministero della Giustizia, insieme con il mandato d’arresto internazionale. Difficilmente però Robinho tornerà  a scontare la pena in Italia. L’ordinamento brasiliano non consente l’estradizione dei propri cittadini.

Lo stupro di gruppo venne consumato la notte del 22 gennaio 2013 in un locale di Milano. Dove Robinho, trentotto anni compiuti lo scorso mese, si trovava  con la moglie e un gruppo di amici. Una ragazza albanese la vittima, allora 23enne. Lei con un gruppo di amiche sta festeggiando il compleanno. I due si conoscono già.

Centotto partite e 26 gol con la maglia del Milan durante la lunga era di Silvio Berlusconi presidente, Robinho che ti combina in quella notte di becera follia? Accompagna la moglie a casa, poi ritorna nel locale. La giovane albanese è già in mezzo agli amici del calciatore. I ragazzi bevono e fanno bere la ragazza, senza porsi il problema che a tutto deve esserci un limite. Vanno infatti molto oltre.

Fanno ubriacare la ragazza con “modalità fastidiose e fraudolente”, su questo particolare pone l’accento la procura di Milano, “fino a farla diventare incosciente e incapace di opporsi”. Il pm Stefano Ammendola ha ricostruito la vicenda in tutti i particolari. Robinho e i suoi sono accusati di aver compiuto lo stupro di gruppo in maniera premeditata.

La ragazza viene portata nel locale adibito a guardaroba. E violentata a turno. Robinho sarebbe stato il primo ad abusare di lei. Dopo di lui si è adoperato nella bieca violenza su una incosciente fatta ubriacare apposta, l’amico calciatore, tale Riccardo Falco, 35enne, anche lui condannato a nove anni. I due si sarebbero poi defilati, lasciando campo libero agli altri. La vittima messa a disposizione di quattro giovinastri brasiliani. Mai identificati, sono stati spettatori delle prime violenze.

Attraverso le indagini, i giudici di primo grado hanno dimostrato che Robinho e il suo gruppo si sono adoperati con “assoluto spregio” nei confronti della giovane albanese, oggetto di offese “crude e sprezzanti”, come è emerso dalle intercettazioni. Il comportamento tenuto dal gruppo di squallidi stupratori definito un segno di “spregiudicatezza e quasi di consapevolezza di una futura impunità”.

Robinho e il suo amico Falco condannati anche in Appello. Con questa inequivocabile imputazione: “Hanno manifestato particolare disprezzo per la vittima, che è stata brutalmente umiliata”. Il pesante concetto ribadito anche dai giudici di secondo grado nelle motivazioni a conferma della condanna a nove anni. “Gli imputati hanno da subito cercato di sviare le indagini offrendo agli inquirenti una versione dei fatti falsa e previamente concordata”.

“Robinho si è sempre dichiarato innocente”, riferisce l’avvocato Franco Moretti, legale di Robinho. La condanna definitiva ha portato alla rescissione del contratto del calciatore da parte dell’ultima squadra in cui ha militato. Il glorioso Santos di Pelè, con sede nella casa leggendsaria denominata Villa Belmiro.