Credit Suisse (Depositphotos)

di Franco Esposito

Se non è uno tsunami manca davvero poco. Tremano gli investitori, quelli italiani non sono pochi. Antonio Velardo, residente a Tunisi, tiene soldi in Svizzera. Sei conti presso il Credit Suisse, è uno dei settecento italiani che compaiono nel leak dell'istituto di credito elvetico caduto in disgrazia. Velardo ha attirato l'attenzione su di sé quando due Procure si sono messe a indagare, per i possibili legami con le 'ndrine calabresi. 

Il Credit Suisse è diventato nel tempo il bersaglio di pesanti sanzioni dell'Unione Europea. Settecentomila dollari della sanzione, nel 2017, dalle autorità di Singapore: 46 milioni di dollari nel 2018 in sanzioni dell'autorità americane per "schemi corruttivi" a Hong Kong. 

Nel caso di Velardo, la traccia dei soldi parte dalla Calabria e arriva fino a Miami, Florida. La discrezione svizzera l'ha praticamente sepolta; mai scoperti dalle procure i segreti finanziari di Velardo. Oggi però non è più così grazie alle carte giudiziarie e altri documenti ottenuti in vari Paesi del mondo. L'inchiesta Suisse Screts è in grado di svelare "nuovi dettagli sui movimenti di Velardo e dei suoi soci, in Calabria e, oggi, nei Caraibi". Giri di denaro pazzeschi, vertiginosi i ritmi degli scambi, compravendite spericolate e quant'altro, in Calabria, negli Stati Uniti e perfino nella Repubblica Dominicana. 

Negli anni a seguire, poi, Credit Suisse ha avuto contrattempi in serie: le dimissioni del Ceo, Tidjane Thiam, implicato nello scandalo di spionaggio industriale: la sanzione da parte delle autorità elvetiche per connessioni "con il traffico di droga in Bulgaria"; il doppio intoppo mel 21021, tra marzo e aprile, con il fallimento del fondo Arche Gas e la conseguente perdita di 5,5 miliardi di dollari. Botti incredibili. 

L'inchiesta Suisse Secrets viene pubblicata a febbraio 2022. 

Fatto sta che il Ppe, il gruppo più numeroso al Parlamento europeo, chiede alla commissione di "valutare se la Svizzera non debba essere considerata tra i Paesi della lista nera per riciclaggio". La Finma, autorità di controllo del  sistema finanziario elvetico, spiega di essere "in contatto con la banca", per le opportune valutazioni. 

I socialdemocratici svizzeri e i Verdi mettono l'accento sulla libertà di stampa e sull'articolo 47 della legge bancaria che prevede "l'arresto per la violazione del segreto bancario". All'investigazione, i cui esiti sono stati resi pubblici, hanno partecipato 48 testate di 39 Paesi, La Stampa e IrpiMedia per l'Italia. L'inchiesta su 18 mila conti ha svelato che tra i clienti di Credit Suisse ci sono dittatori, narcotrafficanti, evasori fiscali di mezzo mondo. 

Il re di Giordania, Abdallah II, in sei anni, ha aperto dei conti più uno intestato alla moglie Rania. Uno di questi è stato valutato 230 milioni di franchi svizzeri. Nello stesso periodo l'E mi accordò un salvataggio finanziario alla Giordania, ma a condizione di rilevanti misure di austerity con sacrifici chiesti ai cittadini. 

Robert Mugabe, già presidente dello Zimbabwe, trent'anni alla guida del Paese, compare nelle carte dell'inchiesta. Carlos Luis Aguilera Borjas, ex guardia del corpo del presidente venezulano Chavez, è diventato il capo dei servizi segreti del Venezuela. 

Le carte dell'inchiesta hanno innescato una serie di dubbi sulle pratiche dell'istituto di credito svizzero sul rispetto delle regole di tracciabilità dei fondi e riconoscibilità dei clienti. Già al centro di una serie di scandali, il gruppo bancario elvetico lunedì ha subito anche il contraccolpo in Borsa. Alla Banca di Zurigo ha perso il 3%. 

In riferimento alla scabrosa questione della Giordania, la Casa Reale ha emesso un comunicato. "e rivelazioni di alcune testate sono inaccurate, vecchie e ingannevoli". Ma giordano era pure Sa'ad Khan, a capo dei Servizi segreti, alleato usa nella lotta al terrorismo, ha accumulato fino a 28 milioni di franchi svizzeri in un conto al Credit Suisse aperto nel 2003 e chiuso nel 2009. Accusato di trafficare petrolio, sovraintendeva alle rendition americane in Giordania. 

Quello delle spie è un capitolo nella vicenda dei clienti della banca. Almeno quindici sono gli alti vertici dei servizi dei vari Paesi presenti. Omar Souleyman, capo dei servizi durante il regime di Mubarak, Carlos Luis Augusto Borjas, Khalaf Al Dulaimi: tutti con conti di svariati milioni di euro, poco compatibili con lo staus di funzionari statali. Seppure di altissimo livello. 

Tra i clienti di Credit Suisse anche due ex esponenti del regime siriano, Abdel Halim Khaddam e Muhmmad Makhluf, accusati di essere responsabili di crimini di guerra. Il secondo è stato a lungo un esponente di spicco dell'oligarchia al potere in Siria e defunto zio dell'attuale presidente Bashar al Assad. 

Un sistema corrotto nel cuore d'Europa, lo definisce The Guardian. "Una leak smaschera criminali, truffatori e politici corrotti", l'apertura del quotidiano britannico partner del team dell'inchiesta internazionale. Le malefatte di Credit Suisse sono "una minaccia per la democrazia", secondo i maggiori giornali tedeschi. Lo scandalo di Credit Suisse è finito sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo, Scrive il parigino Le Monde: "Le rivelazioni sul denaro sporco nascosto dal segreto bancario. Una rete inaccettabile di attività scellerate". E il coro forte e univoco: "Le regole sul segreto bancario devono cambiare". 

L'ultima esplosiva notizia è il proseguimento del lavoro pionieristico sui Panama Papers e i Paradise Papers. "I politici condannano l'illegalità, ma così proteggono i regimi illiberali", 

Enorme è stato il lavoro del team di giornalisti, ma in Svizzera queste inchieste sono vietate. E ora? La speranza è che l'inchiesta Suisse credits, questo enorme lavoro di giornalisti onesti e rispettabili, sommerga di vergogna coloro che hanno opposto resistenza alla creazione di un sistema economico finanziario più trasparente.