di Giovanna Chiarilli
Sono giorni che penso a questa vicenda dei “giudizi-pareri” dati da alcuni membri del Comites di Montevideo al quotidiano La Gente d’Italia. Sono intervenuti in molti, ben più autorevoli e informati di me… ma non riesco a frenare questo disagio, il disagio di una semplice giornalista che in varie forme si è occupata di Italiani all’estero, inizialmente in una Agenzia stampa del settore, poi come Ufficio stampa del Ministro per gli Italiani nel mondo e infine come autore di Rai Italia. Per “Segni e sogni dell’emigrazione (l’opera multimediale di Tiziana Grassi e Catia Monacelli – Eurispes), ho inoltre scritto, diversi anni fa, un contributo dal titolo “Caro Direttore”, in cui citavo alcune testimonianze sull’importanza che le testate italiane all’estero hanno da sempre avuto per le comunità all’estero: “Icastico richiamo alla funzione di punto di riferimento identitario e culturale, indispensabile canale di comunicazione tra Patria e terre di emigrazione, che hanno assolto le nostre testate all’estero (…), sovente baluardo a difesa della dignità e dei diritti degli italiani nel mondo”, sono parole di Goffredo Palmerini.
Ricordo anche un episodio con il Ministro Tremaglia che trattò con nessuna diplomazia, alcuni… diplomatici che osarono “giudicare” la stampa italiana nel mondo… ricordo i numerosi convegni dedicati a questo pezzo di Italia all’estero, al suo ruolo e peso anche per la stessa Italia in termini di diffusione della nostra lingua, veicolo di promozione per il made in Italy e innegabile “ponte” con l’Altra Italia.

 

È la prima volta, in oltre trent’anni, che assisto ad un episodio come quello capitato a La Gente d’Italia… e non riesco proprio a capire. In genere, la presenza di un quotidiano dovrebbe essere il fiore all’occhiello di una comunità, ovunque sia, se poi il Direttore, come hanno già ricordato, è stato anche artefice di memorabili inchieste che spesso ha portato anche sulla stampa nazionale, è un valore aggiunto, senza dimenticare i numerosi riconoscimenti per la dedizione al suo lavoro… invece! Possibile che meri interessi o “antipatie” personali, o una banale fattura non pagata possano portare a questo? Va bene, capisco anche il malcontento del diretto interessato (lo definiscono l’innominato e mi associo) ma proprio non concepisco come altre persone possano subire, accettare, sottomettersi (e andrei avanti ancora) a quello che sembra una rivalsa dettata da interessi e “capricci” di uno. Altrimenti, cos’altro può nascondere questa azione? Non posso, non voglio pensare che il Comites, che in teoria dovrebbe fare gli interessi della comunità, abbia invece come obiettivo quello di screditare il proprio giornale e magari augurarne la chiusura…

E chiudo con una considerazione… ma davvero si può essere così ingenui da pensare che una simile posizione non suscitasse lo sdegno di gran parte degli italiani in Uruguay e degli addetti ai lavori? Ambasciatore a parte!