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di Lucio Fero

Guerra, giorno 14. All’inizio tutti o quasi sicuri che armata russa, varcata la frontiera, l’Ucraina tutta le sarebbe caduta in mano. Che è poi quello che la tv russa e la propaganda di Mosca continuano a mandare in onda. Ci credeva Putin, ci credevano quasi tutti in Occidente: l’esercito ucraino avrebbe ceduto, Zelensky sarebbe fuggito, magari in un elicottero americano, l’Ucraina si sarebbe consegnata molto nolente ma anche un po’ volente. Questione di giorni.

E invece le truppe ucraine resistono, anzi fanno di più: infliggono perdite sanguinose alle truppe russe. E il presidente ucraino è rimasto a Kiev ed è diventato più presidente che mai, simbolo di unità e identità nazionale. Insomma l’Ucraina non si è sfaldata, tanto meno consegnata ai russi. E l’armata russa forse comincia ad avere qualche perplessità su se stessa.

Di certo le truppe russe sono ferme, non avanzano dalle posizioni conquistate. Fanno sistematicamente altro: bombardano. Bombardano città, villaggi, bombardano tutto quello che si muove e che inquadrano nei mirini di artiglieria e caccia bombardieri. La strategia o tattica che sia, studiata e voluta o subita e imposta dalla situazione di stallo, è quella di spianare. Spianare edifici, spianare ponti, spianare fabbriche, spianare depositi. E spianare gente. Per spianare il morale del nemico, civile o militare che sia. E per asciugare l’emorragia di perdite.

I Russi hanno ammesso 500 caduti in battaglia più o meno dieci giorni fa. Poi da allora non hanno fornito nessuna cifra relativa alle proprie perdite. Kiev ha stimato le perdite russe a 10 mila soldati morti. Propaganda. Ma Usa e Gb, che sanno come contare gli effetti della guerra in termini di caduti, fissano a circa 3/4 mila le perdite russe. E questo fino a qualche giorno fa. Proprio quando i russi si sono fermati. Tremila morti significano trentamila feriti. Un salasso per un’armata di invasione stimata tra 150 mila e 200 mila uomini. E l’altro segnale che di emorragia di perdite si tratta è il faticoso filtrare dalla Russia della difficoltà delle famiglie dei caduti a farsi consegnare il cadavere, del rinvio della consegna della salma, del caldo invito delle autorità a celebrare funerali molto molto in sordina.

Truppe, cittadini e città ucraine resistono, anzi infliggono perdite. Corpo di spedizione e invasione russo sono fermi sul terreno e adottano la strategia del bombardamento perpetuo a spianare. Puntando forse a svuotare l’Ucraina della sua stessa gente: due milioni e passa se ne sono già andati, altri milioni sono in fuga. Per chi resta, i bombardamenti. La conquista dell’Ucraina non c’è stata, non è immediata e veloce, l’esercito russo paga un prezzo di sangue capace di aprire alla lunga, perfino in Russia, un fronte interno. In questo quadro le armi forniste e spedite agli ucraini ecco a cosa servono: a combattere una guerra che l’invasore non sta vincendo.