Gente d'Italia

Juan Manuel Fangio, il pentacampione del mondo

DI STEFANO CASINI

Un giorno, tanto tempo fa, Mimmo Porpiglia, mio Direttore e grande amico mi disse: "Stefano, perché non racconti alcune delle tue storie piú belle che hai girato da giornalista televisivo?". Ovviamente, per la sua storia giornalistica, Mimmo ne ha molte piú di me di storie, visto che ha girato il mondo per 40 anni intervistando capi di stato e raccontando guerre e avvenimenti politici ma, aver lavorato 22 anni in RAI e altri tanti mezzi stampa italiani e latinoamericani, anch'io mi ...difendo.

Allora vorrei cominciare con un personaggio storico del Secolo XX che, ha lasciato un'impronta indelebile per l'automobilismo mondiale: Juan Manuel Fangio, il pentacampione del mondo che ha mantenuto il suo record fino a quando, nel secolo XXI, Shumacher lo superó: ora, 5 titoli iridati di Formula 1, li hanno Fangio, Shumacher e Lewis Hamilton, 3 mostri delle 4 ruote.

Gli feci due interviste a Buenos Aires negli anni 90. Il nonno di Juan Manuel, Loreto Fangio era nato a Chieti e giunse in Argentina attorno agli anni 1880. Lui nacque a Balcarce nel 1911 e morí a Buenos Aires nel 1995. Una vita stracarica di adenalina, ma anche di una capacità che, in realtá, nel corso della storia, non è stata mai ripetuta da nessuno, neanche da coloro che lo hanno superato nel numero di campionati vinti,  per la semplice ragione che ha vinto i suoi campionati con 3 marche diverse: Mercedes, Ferrari e Alfa Romeo. In quell'epoca non contavano tanto le macchine, ma chi le guidava!

La prima intervista fu nel 1991, quando Juan Manuel, compiva 80 anni. Il mio Direttore dell'allora GR1 Marco Conti, che aveva creato uno spazio che si chiamava "SPECIALI GR" dalla durata di 15 minuti, mi permetteva, in un tempo radiofonico cosí lungo, poter mettere in mostra delle caratteristiche e curiosità del Maradona dell'Automobilismo.

Nel 1991, Fangio era ancora Direttore Generale della Mercedes Benz Argentina e aveva il suo ufficio vicino all'ACA (l'Automovil Club Argentino), su Avda. Libertador. Giunsi nel suo ufficio, dopo un lungo periplo di produzione, verso le 11 del mattino di un giorno d'agosto, quando aveva compiuto i suoi 80, nel mese di giugno. 

Lo conoscevo da qualche intervista precedente vista sulle TV di tutto il mondo, anche sulla RAI, ovviamente. Era un "gentleman" eccezionale, con un vestito gessato e una cravatta rossoblue, un vero e proprio signore, che attraeva soltanto con il suo sorriso! Portavo con me il NAGRA5 della RAI, un registratore portatile svizzero che, a quell'epoca, quando la tecnología faceva ridere, costava 7000 dollari. Quindi lo tenevo stretto stretto al corpo e lo proteggevo con la mia vita. Ovviamente un registratore a nastro medio! 

Dopo un caffé portato da una gentilissima segretaria, accesi il NAGRA e cominciai a fare le prime domande. Avere davanti a me un personaggio che ammiravo perchè aveva sangue italiano e aveva vinto Campionati del Mondo con Alfa Romeo e Ferrari, era il paradiso. Avevo 37 anni ma giá molti come giornalista. Comunque, davanti a certi "grandi" della storia, un po' di nervi ci devono essere.

D. Maestro, quante sono state le dimostrazioni di amore e riconoscimento da parte dei suoi amici e sponsors per i suoi 80 anni?

FANGIO – Caro ragazzo, sicuramente, il piú bell'omaggio me l'ha fatto proprio la Ferrari – mi disse -. Mi ha invitato a Monza, una pista che non potró mai dimenticare e mi ha riempito di regali ed elogi. Ma c'é qualcosa che voglio raccontarti perché mi ha fatto un grande piacere. Non credere che, oggi, a 80 anni, non mi piace guidare, anche al limite. Per questo, gli chiesi al Presidente della Ferrari: "non mi lascia fare un giretto con una macchina di quest'anno?" A quell'epoca i piloti ufficiali erano Nigel Mansel e Alain Prost .                                                                                                  

Allora, siccome i bolidi di questo genere sono praticamente fatti su misura da tempo, un capo tecnico mi diede la macchina di Mansell per fare "un giretto". Dopo aver imparato in pochi minuti cosa fare, chiesi: "C'é abbastanza benzina?".......Cominciai a girare: un giro, due, tre, 4 e mi é cominciato a piacere, ma molto. Dopo quasi 20 giri mi son fermato ai boxes, mentre il Capotecnico, mi guardava con 2 occhi fuori dalle orbite e mi ha detto: "Sr. Fangio, lei ha 80 anni. Ma come ha fatto per aver fatto un giro intero con un tempo di meno di 2 secondi in meno del record di Monza?"

- Confesso di essermi sentito un po' imbarazzato per questa pazzia di un ottantenne che fa un giro a Monza raggiungendo quasi il record di una delle piste più importanti del mondo, continuai.

D.Come ricorda una fermata ai boxes negli anni '50, quando lei correva?

FANGIO – Guarda, a quell'epoca, essere pilota di Formula 1 era veramente una pazzia. Avevamo un casco che non proteggeva nulla, cinture di sicurezza che erano trappole, ruote come una bicicletta, un volante che pareva di un autobus, cambi non sincronizzati e inoltre, nel cockpit avevamo 50 gradi di caldo. Oggi vediamo una fermata ai boxes di 10 o 20 secondi (nel 1991, oggi sono meno di 3 secondi), ma quando io correvo, quasi quasi (con una grande risata) ci bevevamo un caffé, mentre cambiavano le gomme e ci mettevano la benzina, senza considerare il fatto che ci poteva essere qualcosa da correggere. Ti dico un segreto, il miglior pilota, deve essere anche il miglior meccanico ed io sono nato e cresciuto tra le macchine da corsa da bambino, quindi son sempre stato un ottimo meccanico. Quando sentivo un rumorino che non mi piaceva, me ne rendevo conto subito anche a 300 all'ora. 

D Ricordo che feci un'interruzione- ma scusi, a che velocità andava un Formula 1 negli anni '50? - 

FANGIO: piú o meno come oggi, 300, 320 in retta!! Ricordo proprio qui a Monza che ero entrato in boxes per cambiare le gomme e metter benzina, ma anche perché avevo sentito un rumorino sulla ruota davanti, sulla destra e chiesi un martello piccolo per toccare qualcosa che mi facesse capire se avessi avuto il treno davanti con qualche fessura. Con il martellino, dopo poco, toccai una specie di nervo del treno davanti e "track" caddero le ruote davanti: uno o due giri in più e mi sarei ammazzato! Correvo con Alfa Romeo ma, quella corsa dovetti abbandonarla! A volte le fermate ai boxes, comunque, potevano durare anche più di un minuto....

D. Quali erano le corse che più le piacevano?

FANGIO – Ovviamente ho amato anche la Formula 1, ma, a dir la verità, le corse più belle erano quelle che facevamo fra capitali sudamericane. Erano una specie di Rallye di oggi. Facevamo Caracas-Buenos Aires negli anni 30 e 40 fra le strade di fango o nei deserti: era veramente molto pericoloso, perché sempre andavamo al massimo, con auto che avevano ben poco di sicurezza. Non potró mai dimenticare che persi uno dei miei migliori amici, il mio copilota Daniel Urrutiua in un incidente proprio nella Caracas- Buenos Aires e mi feci male anch'io. Ho perso molti amici in pista: in quell'epoca era tutto molto pericoloso. Non posso dimenticare che ho perso amici come Ascari, il mio compatriota Marimón, Musso, Collins o Bandini, anche se a quell'epoca avevo lasciato le piste e tanti altri. 

La seconda intervista fu nel 1994, quando morí un suo carissimo amico e uno dei migliori piloti della storia, come lui, Ayrton Senna! Ricordo che mi invitó al Museo Fangio di Balcarce, la sua città natale e mi invitó a pranzo in un bar che ha fatto storia a Buenos Aires, dove si son sempre riuniti i più grandi piloti argentini: LA BIELA (la biella) nel quartiere della Recoleta. Ricordo anche che, quando parló di Senna, gli cadde qualche lacrima: Gli volevo molto bene a quel ragazzo! - mi disse – mi faceva ricordare me quando avevo la sua etá!

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