Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati (foto: depositphotos)
di Giorgio Merlo
L’evento bellico, ovvero la guerra di invasione da parte della Russia, avrà ricadute politiche gigantesche a livello internazionale, europeo e anche a livello nazionale. Se a livello sovranazionale la guerra accelera un nuovo equilibrio mondiale tra i vari stati e, all’interno di questo scenario, della “mission” della stessa Europa nello scacchiere mondiale, è indubbio che questa situazione rimette in discussione gli stessi equilibri politici di casa nostra. E, al riguardo, saranno almeno tre gli elementi decisivi destinati a cambiare anche la politica italiana.

Innanzitutto è destinato a tramontare definitivamente la malapianta del populismo. Cioè della sub cultura che ha dominato in modo incontrastato gli ultimi anni della politica italiana. Sia sul versante grillino e sia su quello leghista di marca salviniana. Ma è soprattutto il grillismo che è destinato a essere definitivamente e irreversibilmente archiviato. Una prassi politica che ha spazzato tutto ciò che storicamente ha caratterizzato il cammino della democrazia italiana e che ha dimostrato il clamoroso fallimento della cosiddetta ricetta grillina fatta di qualunquismo, anti politica, demagogia, giustizialismo manettaro, inadeguatezza della classe dirigente, improvvisazione ed azzeramento delle culture politiche. Il tutto condito da una politica che si è limitata esclusivamente a rincorrere gli avvenimenti senza avere dimostrato la minima capacità di guidare e di indirizzare politicamente la società. Esaurito, perché fallito, il populismo, è del tutto ovvio che ritorna la politica con i suoi istituti e le sue categorie.

In secondo luogo la politica estera è destinata a diventare centrale nella costruzione di un progetto politico e di governo. Politica estera che in questi anni è stata una semplice appendice del progetto di ogni partito e delle stesse coalizioni. Salvo il battutismo effimero e quotidiano che era e resta la cifra distintiva prediletta per ogni partito quando si tratta di affrontare i grandi nodi della politica internazionale e degli stessi equilibri europei. Ecco, d’ora in poi la politica estera ritorna ad essere la ragione discriminate e decisiva per dar vita alle alleanze politiche ed elettorali.

In ultimo, probabilmente sono destinate a saltare quelle coalizioni posticce e raccogliticce che abbiamo conosciuto sino ad oggi. Ovvero, coalizioni dettate dall’odio nei confronti del “nemico”. In particolare da parte della sinistra dove la “minaccia fascista” viaggia a corrente alternata a seconda dei mesi e delle stagioni meteorologiche. Ma anche e soprattutto  sul versante del centro destra le novità sono all’ordine del giorno. Come possano, ad esempio, ancora convivere profili moderati e liberali con le spinte sovraniste e tardo populiste resta un mistero della politica italiana dettato esclusivamente dalla volontà di differenziarsi dalla sinistra. Ma non saranno più le alleanze posticce a dettare le condizioni per la nuova fase politica che si apre anche per il nostro paese. E quindi ci si deve attrezzare. E quindi, e a maggior ragione, la sfida riguarda e coinvolge anche e soprattutto noi centristi di ispirazione popolare, sociale, cristiana e democratica.