Gente d'Italia

Per i finalisti del Premio Strega tante storie di migrazioni vecchie e nuove

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MARCO FERRARI

Inizia la stagione deli grandi premi letterari. I 12 finalisti del Premio Strega 2022 sono stati annunciati a Roma nella sala del Tempio di Adriano. Si è arrivati a questa scelta da parte del Comitato direttivo scegliendo in una rosa di ben 74 titoli, un vero e proprio record, proposti dal gruppo storico della giuria del premio, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e dal Liquore Strega con il contributo di Camera di Commercio di Roma, in collaborazione con BPER Banca, sponsor tecnico IBS.it La Feltrinelli.

Favorito numero uno resta Mario Desiati, con un libro dedicato all'emigrazione, "Spatriati", edito da Einaudi, presentato da Alessandro Piperno. Trasferitosi in Germania da Martina Franca, in Puglia, Desiati ha impiegato ben cinque anni a scrivere questo libro che già al primo annuncio della candidatura, a metà febbraio, appariva dotato dei titoli per la conquista dell'ambito trofeo. Sulle stesse tracce si muove Veronica Raimo con il volume "Niente di vero", sempre edito da Einaudi, che parla di una Puglia diversa da quella bianca e nitida dei trulli e delle masserie, conosciuta e amata dal grande turismo, ma invece parla di «una terra arsa, patria di nonne arcigne e di zii sporcaccioni».

Curiosamente anche la Raimo divide la sua propensione tra Italia e Germania essendosi laureata in Lettere con una tesi sul cinema della Germania divisa ed avendo lavorato come ricercatrice all'Università Humboldt di Berlino. Traduttrice dall'inglese per diverse case editrici, ha esordito nella narrativa nel 2007 con il romanzo "Il dolore secondo Matteo" al quale hanno fatto seguito altre due opere. Ora in "Niente di vero" racconta una sessualità malintesa e rapporti familiari che non reggono. La Raimo è pure legata al cinema perché ha scritto la sceneggiatura di "Bella addormentata" assieme al regista Marco Bellocchio e a Stefano Rulli. Non a caso è stata candidata allo Strega dal produttore pugliese Domenico Procacci. 

Sempre a proposito di migranti, tra i finalisti troviamo Jana Karšaiová, nata a Bratislava 42 anni fa, che da vent'anni vive in Italia ed è al suo esordio letterario con un romanzo, "Divorzio di velluto" edito da Feltrinelli, presentato da Gad Lerner, storia di una separazione, uno sradicamento e una rinascita. E una separazione non voluta è anche quella narrata da Claudio Piersanti in "Quel maledetto Vronskij" (Rizzoli), presentato da Renata Colorni: la moglie del protagonista, Giulia, è scomparsa nel nulla, lasciando un biglietto, «Perdonami, sono tanto stanca. Non mi cercare». Giovanni, in cerca di risposte, guarda tra i libri di Giulia e dagli scaffali pesca il più voluminoso: Anna Karenina.

Comincia a leggere e intuisce che sua moglie abbia trovato un altro uomo. Mondadori, priva di grandi firme, si affida quest'anno a "E poi saremo salvi" di Alessandra Carati, presentato da Andrea Vitali. Anche in questo caso è la vicenda di una famiglia di fuggitivi che si consuma «sotto la piena della nostalgia... chi sgretolato dalla rabbia, chi schiacciato dal peso di segreti insopportabili». Andiamo invece a Pisa con il libro "Randagi" di Marco Amerighi, edito da Bollati Boringhieri. Traduttore, editor e ghostwriter per varie case editrici, Amerighi ci conduce nella sua città natale raccontando la vita di una persona che, a differenza di padre e nonno, vuole restare ancorato alle proprie radici toscani.

Gli altri semifinalisti, con meno possibilità di vittoria, sono Fabio Bacà, Nova (Adelphi), presentato da Diego De Silva; Alessandro Bertante, Mordi e fuggi (Baldini+Castoldi), presentato da Luca Doninelli; Veronica Galletta, Nina sull'argine, (minimum fax), presentato da Gianluca Lioni; Marino Magliani, un ligure che vive in Olanda, Il cannocchiale del tenente Dumont (L'Orma), presentato da Giuseppe Conte; Davide Orecchio, Storia aperta (Bompiani), presentato da Martina Testa; e infine Daniela Ranieri, Stradario aggiornato di tutti i miei baci (Ponte alle Grazie), presentato da Loredana Lipperini. Adesso i dodici scrittori dovranno affrontare l'ulteriore selezione che porterà alla Cinquina dei finalisti che saranno annunciati l'8 giugno a Benevento, città del Liquore Strega. La finale andrà in scena il 7 luglio nello splendido scenario del Ninfeo di Villa Giulia, a Roma. Nella sala del Tempio di Adriano, gli organizzatori del Premio hanno annunciato anche i cinque libri candidati al Premio Strega Europeo 2022, giunto alla nona edizione. Il riconoscimento viene assegnato ogni anno da una giuria composta da venti scrittori italiani, vincitori e finalisti del Premio Strega. Concorrono cinque scrittori recentemente tradotti che hanno vinto nei Paesi di provenienza un importante riconoscimento nazionale: cinque voci rappresentative di tradizioni letterarie e aree linguistiche diverse e cinque modi di esplorare le latitudini possibili del romanzo contemporaneo.

Quest'anno in gara ci sono: Elin Cullhed, Euforia (Mondadori), tradotto da Monica Corbetta; Sara Mesa, Un amore (La Nuova Frontiera), tradotto da Elisa Tramontin, Premios de los libreros (ficción); Megan Nolan, Atti di sottomissione (NN editore), tradotto da Tiziana Lo Porto, Sunday Times Young Writer of the Year Award; Amélie Nothomb, Primo sangue (Voland), tradotto da Federica Di Lella, Prix Renaudot; e Mikhail Shishkin, Punto di fuga (21lettere), tradotto da Emanuela Bonacorsi, Big Book Prize. 

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