Silvio Berlusconi (foto depositphotos)

di Federica Fantozzi

Al giorno 46 di guerra della Russia contro l’Ucraina Silvio Berlusconi nomina Vladimir Putin, che credeva “uomo di pace e democrazia” e invece… “peccato”. Finalmente lo dice, prima ammutolendo per lo stupore e poi scatenando in un’ovazione la platea degli Stati Generali di Forza Italia: “Sono deluso e addolorato, si è assunto una gravissima responsabilità davanti al mondo intero”. Le immagini di Bucha, guardate “con rabbia e  dolore”, hanno colpito anche lui: “Crimini di guerra”. E se pace e dialogo restano gli obiettivi, il primo passo spetta a Mosca: “Prioritario il suo cessate il fuoco”. Mentre la “rigorosa fedeltà” a Ue, Nato e Occidente non è in discussione. E lo spirito di Pratica di Mare, l’accordo firmato dal Cavaliere con Bush e Putin per “mettere fine alla Guerra Fredda“, viene consegnato alla storia, superato dalla realtà dei bombardamenti su ospedali e stazioni.

Dopo quasi tre anni di assenza il “leone indomabile” – definizione del segretario del Ppe Tono Lopez, ospite dell’evento – torna a farsi vedere in carne e ossa, sia pure preceduto da meticolosa sanificazione della sala e blindato dai bodyguard che stavolta impediscono ai presenti il culto del corpo del capo. Ventotto anni e non sentirli: “È una nuova discesa in campo per ragionare sul futuro del Paese che amiamo”, dopo quella del ’94 contro i comunisti. In mezzo, il repertorio consueto: i cento processi, i ribaltoni, la “grottesca espulsione dal Senato“, indeboliti ma non domi. Berlusconi arriva con Marta Fascina al fianco, sorride a 32 denti, indossa il solito doppiopetto blu, cravatta a piccoli pois, simil-fede al dito. Anche la scenografia alle spalle è classica: maxi logo forzista con il suo nome in azzurro, con l’aggiunta del simbolo del Ppe di cui si distribuiscono gadget all’ingresso. Scelta fortemente voluta da Antonio Tajani, moderatore e padrone di casa per buona parte della kermesse: annuncia l’arrivo a sorpresa di Elisabetta Casellati, si commuove con Renato Brunetta, anticipa la linea sulla casa degli italiani che non si tocca.

L’85enne Cavaliere è un po’ affaticato, ma non ha perso la zampata. Intorno al quindicesimo minuto sul podio fa una pausa, alza gli occhi sul suo pubblico: “Sto saltando, questo discorso è troppo lungo”. Il calore dei militanti accorsi agli Stati Generali di Forza Italia, dice, è cosi forte che potrebbe fargli male al cuore. Proseguirà comunque fino a tre quarti d’ora. E per chi non si accontenta, lo staff distribuirà copie dell’intervento integrale. La sala dell’hotel romano Parco dei Principi, affacciato su Villa Borghese, è gremita oltre le aspettative. È la giornata conclusiva: ieri c’erano Carlo Bonomi e i vertici delle altre categorie produttive (edilizia, agricoltura, artigianato) ai cui timori Berlusconi presta attento orecchio: “Il governo eviti una nuova recessione, noi ci siamo”.

In prima fila i maggiorenti del partito: i tre ministri Brunetta, Gelmini e Carfagna, stretti l’uno vicino alle altre, l’ala governativa in grande spolvero; poi Gasparri, Ronzulli e Bergamini, Bernini accanto a Fascina, l’ospite Cesa. Il Cavaliere solletica l’orgoglio azzurro e tutti applaudono. Certo, “i numeri non sono soddisfacenti”, ma ci penserà lui: è in campo, di nuovo, per andare oltre i sondaggi. Parla da leader di un centrodestra come era prima: “Senza di noi il centrodestra di governo non esisterebbe, siamo determinanti per numeri e scelte politiche. Rappresentiamo il centro non equidistante ma alternativo alla sinistra e distinto dalla destra con cui siamo alleati”. Fine: nel convegno sull’Italia del Futuro non c’è una parola sui prossimi assetti di quello schieramento. Sipario su federazione, partito unico, rassemblement. Chissà se a Matteo Salvini, reduce dall’ennesima udienza palermitana per il processo Open Arms, saranno fischiate le orecchie. Berlusconi non lo nomina mai, mentre Giorgia Meloni è citata solo per aver perso, non entrando nel governo di unità nazionale, l'”occasione di contribuire al rilancio del Paese”.
A Draghi, l’anziano leader manda il messaggio che era previsto: “Siamo leali ma non rinunciamo a valori e identità, il governo non può fare a meno dei partiti né della normale dialettica parlamentare”. Più in concreto: “Non consentiremo di colpire casa e risparmi”. Su fisco e giustizia Forza Italia darà battaglia. La casa è “sacra”, no alla tassazione duale su investimenti e affitti. C’è chi dice che il messaggio in realtà sia per Bruxelles, per la spinta di quei Paesi che vorrebbero far pagare alla ricchezza privata l’indebitamento pubblico italiano.

Ma Berlusconi sa ciò che vogliono oggi da lui l’Europa, Draghi, il Ppe, i suoi, e stavolta acconsente. Dopo aver premesso i suoi sforzi (vani) per arrivare a una politica estera unica e di difesa comune, inizia: “L’aggressione senza precedenti a un Paese neutrale come l’Ucraina che combatte con valore per la sua libertà porta la Russia non verso l’Europa ma nelle braccia della Cina. Peccato”. In sala si ferma lo sventolio delle bandiere tricolori e cala il silenzio. Il giudizio sull’amico con cui condivideva vacanze nella dacia di Sochi come a Villa Certosa, e che ora non gli risponde più al telefono, è duro: la Russia “non può negare le sue responsabilità, processi gli autori di comportamenti inaccettabili”. La strada è quella tracciata dalla mozione sull’Ucraina in Parlamento. I partecipanti, nominati sul posto “costruttori di futuro”, sciamano fuori soddisfatti sulle note di Azzurra Libertà e Meno Male che Silvio C’è. O almeno, come sospira qualcuno, che c’è stato.