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Quarantanovesimo giorno di guerra, ieri, in Ucraina. Per ora non sembrano ravvisarsi spiragli di pace o di tregue imminenti. Lo stesso segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ritiene che “al momento non ci sia la possibilità di un cessate il fuoco globale” così come era stato richiesto dall’Onu.

Intanto gli scontri proseguono. A Mariupol, città simbolo del conflitto, si lotta ormai casa per casa, in particolare nella zona dell’acciaieria Azovstal dove, come a Stalingrado nel 1942, si combatte corpo a corpo. I russi hanno reso noto che in quella città oltre 1.000 marines ucraini, tra cui 162 ufficiali, si sarebbero arresi a seguito del successo delle forze russe e delle unità della milizia della Repubblica popolare di Donetsk.

Tuttavia tale notizia è stata smentita da Kiev, che ha precisato invece che quei soldati non solo avrebbero spezzato l’assedio russo ma si sarebbero uniti alle forze della brigata Azov. Intanto gli abitanti dei villaggi attorno a Mariupol hanno lamentato malori a causa di possibili sostanze chimiche.