Gente d'Italia

Il trucco c’è e si vede pure: i rincari tarocchi, nel carrello della spesa stesso prezzo ma quantità ridotta

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Franco Esposito

Svuoti il carrello della spesa e scopri il trucco. Un inganno o che cosa? La truffa, l'ultimo espediente per andare in tasca al consumatore. Funziona così il rincaro nascosto, internazionalmente conosciuto come "shirin flation". In parole povere, il prezzo è lo stesso, identico a quello prima della crisi, ma la quantità è ridotta nelle confezioni. Il bidone nel carrello della spesa. Le aziende, impietose, scaricano così sui clienti l'aumento dei costi. Poveri noi presi in mezzo, vittime dell'imbroglio. 

Protestano i consumatori a botta di esposti: “Trucchetti fuori dalle regole”. Alcuni esempi, per gradire. La pasta perde un etto. Le nuove confezioni Barilla “Al bronzo” sono passate da 500 a 400 grammi. L'azienda spiega che una confezione contiene sempre cinque porzioni, perchè i formati sono corposi e bastano ottanta grammi a testa. Bella questa, complimenti e applausi alla Barilla. Il bidone è servito. 

L'imbroglio è praticamente a largo raggio, totale, dagli alimentari ai prodotti per la casa. Prendiamo snack e carta igienica. Negli States il Financial Times ha contato le patatine contenute nel sacchetti Doritos: ce ne sono cinque in meno. E i rotoli di carta igienica Cottonelle sono più corti di ventotto fogli. 

Agli aumenti nascosti vanno aggiunti, ovviamente, quelli espliciti da parte delle aziende che devono fare i conti con l'ondata di rincari di materie prime, trasporti, forniture. Nestlè, Unilever e Danone annunciano ritocchi ai listini. In realtà i ritocchi sono già in essere, anche quando non  rientrano nell'operazione tarocco sul peso truccato e la quantità diminuita. 

L'alleggerimento delle scatole si aggiunge in silenzio ai ritocchi annunciati. Le vittime siamo noi, e chi altri se non noi, poveri consumatori obbligati dalla necessità all'acquisto della confezione taroccata? 

"Shrink Inflation" vuole dire cosa? Si chiama così nel mondo anglosassone; semplicemente “sgrammatura” in Italia, E spiega molto bene il meccanismo con cui le marche  scaricano sui consumatori l'aumento dei costi senza che questi percepiscano un reale incremento del listino. Il bidone  - sostengono gli esperti di marketing – va a segno perchè “la gente raramente controlla i prezzi”. In ragione di questi studi e di queste considerazioni, i brand di scrupoli non se ne fanno. 

In questa babilonia risulta essere più trasparente la decisione di Nestlè. Nel presentare i conti del primo trimestre 2022, la società ha comunicato un incremento dei  prezzi ai clienti del 5,2%, per far fronte all'aumento dei costi.  

Il marchingegno funziona perchè quasi nessuno si accorge che a cambiare è solo la quantità di prodotto contenuta in una confezione identica alla precedente o quasi. Un'inflazione anche questa, ma più pericolosa in quanto  chiaramente strisciante. Ma prima che la vittima dell'imbroglio possa rendersene conto, passano giorni. Ma qual è la spia? Quando all'improvviso si ha contezza che bisogna comprare più spesso la carta igienica, lo shampoo e la pasta. Prima con due pacchi Barilla c'erano spaghetti in abbondanza per dodici persone; ora con le nuove confezioni bastano a stento per dieci. E che nessuno si azzardi a chiedere il bis. 

Sempre di più sono i marchi a preferire l'intervento sulla grammatura delle confezioni. La paternità di questa pessima idea diventata nel tempo moda, da febbraio a oggi, spetta di diritto all'ad del gruppo Végé, Giovanni Santambrogio. Online disse: “Ci sono aziende che dopo aver chiesto gli aumenti di listino alla grande distribuzione, continuano a sgrammare del cinque-dieci.venti per cento il contenuto dei prodotti, chiedendo di non cambiare i prezzi. Lo fa Ferrero con Nutella, e anche Barilla con la nuova pasta trafilata a bronzo e lo yogurt Fage”. 

Ferrero però nega di aver fatto ricorso alla sgrammatura. Avrebbe aumentato semplicemente il numero di formati disponibili. E Barilla? Lo avrebbe fatto esclusivamente “nell'interesse dei consumatori”. Fanno sapere dall'azienda: la scatola da 400 grammi sostituisce quella da 500 perchè i formati al Bronzo sarebbero più “corposi e avvolgenti, con una texture più spessa e robusta”. E per questo suggeriscono ottanta grammi a porzione. 

Spiegazione comprensibile, ma con la confezione tradizionale si potevano preparare dei pasti abbondanti e “con la nuova l'unico risultato, di fatto, è lo svuotamento delle tasche dei consumatori”, obietta il presidente di Codacons, Luigi Gabriele. “L'operazione non riguarda solo il comparto alimentare, ma una moltitudine di beni per la cura della casa e l'igiene personale”. 

Alcuni produttori ricorrono al fattore nutrizionale per giustificare gli aumenti mascherati. Invece di modificare le ricette delle merendine, tagliando i grassi e gli zuccheri, riducono “la grammatura per mantenere intatti i margini di guadagno”. 

Il Codacons ha presentato esposti all'Antitrust a centoquattro procure di tutta Italia. Consumerismo No Profit si è rivolta direttamente all'Autorità: denunciata l'inflazione occulta che colpisce le famiglie. L'associazione un dubbio ce l'ha: lo skihrimkflation potrebbe violare le norme del Codice del Consumo, provocando una pratica commerciale scorretta. Ma già così nega la trasparenza nei confronti dei consumatori. 

Come dire, il trucco c'è e si vede pure.

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