Movimento 5 Stelle (foto depositphotos)

di Lucio Fero

M5S, uno dei materiali costitutivi della costituzione ideale e materiale del MoVimento fu la rabbia indignata per gli stipendi delle Caste, in particolare per gli stipendi dei parlamentari. Sì, era semplificazione ma era anche sostanza e cuore, anima e mente della predicazione politica del MoVimento: levate i soldi ai politici e affini e tutto si risolverà. Sottesa ma neanche troppo era, ed è sempre stata e tuttora è, l’idea che tolti i soldi alla politica seguirebbe una grande redistribuzione di quel maltolto al popolo e ogni portafoglio, famiglia e casa si rimpiangerebbe. Togliete i soldi ai politici (e a pochi altri) e non vi sarà più debito pubblico, inflazione, disoccupazione, bassi salari…Si può tranquillamente dire dimostrare che il MoVimento nasce, si rafforza e ingrossa fino al 33 per cento dei voti espressi sulla base dell’asse strategico dei soldi, quelli da togliere alle Caste e poi il mondo intero vivrà agiato se non addirittura di rendita.

L’asse dei soldi si fa ossessione – L’asse dei soldi, il parametro dei soldi diventa, si manifesta in breve come il fondamentale e massiccio paradigma di pensiero e azione del MoVimento diventato potere. Olimpiadi, meglio non farle perché altrimenti va a finire che qualcuno si arricchisce. E così ogni altra infrastruttura o cantiere o progetto o iniziativa: meglio sospettare che qualcuno finisca per arricchirsi. Il MoVimento porta a livelli istituzionali il paradigma del condomini che si oppone a tutto nel condominio perché non si fida, per principio, dell’amministratore, del direttore lavori, dei coinquilini. Male che vada, rubano. Bene che vada, si arricchiscono, loro. Quindi no. Non a prescindere ma per impedire i soldi altrui, leciti o illeciti che siano. L’asse dei soldi svela in fretta di essere ossessione dei soldi.

I rimborsi dei portavoce del popolo – Ulteriore e massiccia conferma dell’ossessione dei soldi come anima viva della cultura M5S viene offerta per anni (anni!) della contesa interna, dallo struggimento pubblico e privato intorno alla questione esistenziale: gli eletti in Parlamento rinunciano o no sborsano o no una parte dei soldi del loro stipendio? Su questo M5S si arrotola, si involve, si strugge, si spezza perfino. Per anni le cronache politiche seguono fedelmente e in fondo incomprensibilmente come fosse politica una vicenda di natura identica a quella del chi siano i morosi in condominio che non hanno pagato la manutenzione dell’ascensore o si rifiutano di farlo negandosi al telefono.

Rousseau e Casaleggio, questione di soldi – Il faticoso e contrastato contrapporsi e dividersi tra M5S e Casaleggio piattaforma Rousseau è senza infingimenti da parte di entrambi questione, neanche sottesa, di soldi. Il chi paga e quanto è parte decisiva e manifesta, eppure lo si narra e interpreta e mostra come fosse tutta vicenda di linea e strategia politiche. In fondo è vero: la questione soldi continua infatti ad essere valore fondante e orizzonte strategico e valoriale della cultura M5S.

Ora Grillo a contratto M5S – Beppe Grillo fornirà servizi oltre all’utilizzo del suo blog a M5S. Per circa 300 mila euro. Raggiunto l’accordo con tanto di buon contratto. Nulla da eccepire, solo da rilevare come ancora una volta la vicenda sia stata narrata e trattata come vicenda politica e come l’accordo commerciale sia stato valutato e raccontato come si fosse trattato di un programma e/o congresso di partito. A conferma, del tutto involontaria ma non certo inconsapevole, di come la questione-ossessione-paradigma soldi sia la trama, la fibra, la ragion d’essere prima del MoVimento e poi di M5S. Con prevalenza sia nel MoVimento prima che in M5s poi della tendenza pitocca, corrente taccagna.