di James Hansen

Secondo i giornali, un tribunale di Pesaro avrebbe stabilito—com’era assolutamente prevedibile—la possibilità per i genitori di imporre ai propri figli sia il cognome del padre sia quello della madre. La decisione è sacrosanta ma, come tutte le vittorie “simboliche”, è anche un’indicazione di come la questione sia già largamente superata dai fatti.

Per ora, non si sa esattamente come i nuovi doppi cognomi dovrebbero funzionare. Daranno delle noie alla Pubblica Amministrazione. Senza arrivare a scomodare i due signori italiani che hanno il magnifico cognome di ‘Quondamangelomaria’—detentore del ‘record’ nazionale di lunghezza —è praticamente inevitabile che figli delle gens Ammazzalamorte e Stampachiacchiere si uniranno per dare alla luce una figlia che si chiamerà Mariaddolorata, scompigliando terribilmente la modulistica. Quisquilie comunque, specialmente da quando i cognomi sono già sulla via del tramonto. Negli Usa e in Gran Bretagna—paesi che hanno probabilmente ispirato la novità italiana—c’è stato un ulteriore passo in avanti: il crescente ricorso ai cognomi di semplice fantasia. Una logica c’è: se le mamme non devono subire l’imposizione del nome di famiglia del compagno, allora i figli non dovrebbero essere tenuti a tollerare le preferenze dei genitori in materia di cognomi. Perché mai una persona non può chiamarsi ‘Maria Teresa Finedelmondo’ o ‘Riccardo Troppofico’ se lo vuole?

Certo, questo significa che i cognomi non comunicheranno più né una stabile identità né nessuna informazione sulle origini e sulle appartenenze di chi li porta. Dal punto di vista dell’onomastica—la scienza dei nomi—è forse un disastro, ma non è una novità. Nella storia l’uso dei cognomi è stato un fenomeno peregrino, qualche volta sì e qualche volta no.

A seconda di cosa si intende per “cognome”, l’usanza è o molto antica oppure storicamente abbastanza recente. Vaghe tracce della pratica risalgono al 2850 a.C. in Cina, sotto l’impero di Gu Hsi. In epoca romana, per i cittadini dell’Impero era d’uso comune il sistema praenomen-nomen-cognomen, perlopiù scomparso però dopo le invasioni barbariche. In Occidente l’uso del cognome in senso moderno appare con il Concilio di Trento del 1564, che sancì la regola per le parrocchie di possedere un registro dei battesimi con nome e cognome, anche se l’usanza da parte degli aristocratici di precisare in circostanze formali la propria ‘casata’ è parecchio più antico.

Il moderno obbligo—comune seppur non totalmente universale—di possedere un cognome cresce con l’arrivo dello Stato “forte” e ha molto a che fare con l’esazione fiscale e, in generale, con il controllo della popolazione. Ormai però, con la crescente informatizzazione della società, i nomi e cognomi, propriamente parlando, non servono più a molto—i computer sanno perfettamente chi siamo…

Allora potremmo forse finire come nel 15° secolo? Per lo Stato, o almeno per le sue banche dati, siamo già in sostanza dei numeri. Pertanto, c’è la possibilità che in futuro i nostri nomi ‘veri’ non verranno imposti dai genitori e nemmeno dalla burocrazia. Potrebbero tornare a essere quei nomignoli attribuiti casualmente—non sempre in maniera felice—dalle persone con cui cresciamo o che frequentiamo. Vedremo.