Era finito in Italia illegalmente, trafugato, ma poi lo scorso marzo era stato restituito al Brasile, legittimo proprietario. “Patrimonio brasiliano – ha spiegato il procuratore della Repubblica Rafael Rayol – che si trovava all’estero in maniera clandestina e che ha una grande importanza scientifica, archeologica e anche finanziaria. Il rimpatrio permetterà ai ricercatori brasiliani e internazionali di studiarlo e al pubblico di poterlo ammirare in un museo”.

E sarà il Museo de los Fosiles de Santana do Cariri nello stato di Ceará, nord-est del Paese a ospitarlo in maniera definitiva. Si tratta di un fossile di pesce, contrabbandato e commercializzato illegalmente in Italia (era offerto su internet per 2.850 euro), appartenente al periodo Cretaceo, ritrovato nella Chapada do Araripi, importante regione palentologica di Cariri, nella zona interna dello stato di Ceará.

Secondo il Ministerio Publico, la conservazione del fossile è tale “che è possibile notare la ricchezza dei dettagli dei tessuti e persino le squame del pesce”. Purtroppo il commercio illegale all’estero di fossili brasiliani è diventata una pratica comune dall’Europa fino al Giappone.