Di Ludovico Manzoni

Dopo Buenos Aires è il momento del Cile, la visita è iniziata con una colazione in ambasciata con vari esponenti politici cileni, parte del nuovo governo o della maggioranza progressista. Oggi il Cile sta navigando un momento cruciale della sua storia contemporanea: dopo le enormi proteste del 2019, e la brutale repressione del governo Piñera, si è aperta una fase costituente. Nel 2020 i cileni (con una maggioranza del 79% a favore) hanno approvato l’inizio di una riforma costituzionale, che elimini le parti residue della costituzione pinochetista, tuteli i diritti delle minoranze e abbia una maggiore attenzione verso la giustizia sociale. Nel 2021 l’Assemblea costituente è stata eletta e ha iniziato a lavorare, approvando una bozza di riforma che verrà finalizzata a breve, e che andrà approvata o respinta dai cileni, in un ulteriore referendum il 4 settembre. Sulla riuscita del processo di riforma costituzionale si giocano anche molte delle sorti di Gabriel Boric, il neoeletto presidente, di appena 36 anni, proveniente dal mondo della sinistra movimentista e radicale (ma non estrema), si è molto esposto sul processo costituente, e indubbiamente il suo mandato sarà influenzato dalle conseguenze politiche del referendum.

Tornando alla colazione in ambasciata, tra i progressisti cileni c’è grande preoccupazione: secondo i sondaggi oggi vincerebbero i no, facendo quindi naufragare la riforma costituzionale. Se dovesse essere respinta non si tratterebbe solo di uno smacco personale per Boric, ma rischia anche di dare ulteriore legittimità alle parti ancora in vigore della costituzione del 1980, scritta durante la dittatura di Pinochet, e di rafforzare i partiti di estrema destra che la sostengono. Parlando di Pinochet, l’ambasciata italiana a Santiago ha ricoperto un ruolo fondamentale durante la dittatura, nel 1973 essendo l’unica ambasciata europea a rimanere aperta a chi volesse richiedere asilo, ha accolto migliaia di dissidenti cileni che si sono rifugiati li per evitare di essere uccisi. La maggior parte è poi riuscita a ottenere un salvacondotto per raggiungere l’Italia. Un luogo importante e storico, l’ambasciatore ci ha confidato che è proprio questa la “casa degli spiriti” a cui si è ispirata Isabel Allende nel suo famoso romanzo. Nonostante in Cile il desiderio di cambiare e di distaccarsi definitivamente dall’eredità pinochetista sia fortissimo, manca un consenso su come arrivare a questo cambiamento.

Oggi il Paese attraversa un momento politicamente importante. Il governo guidato da Boric è un laboratorio, con un’alleanza tra la nuova sinistra figlia delle proteste di questi anni e quella più istituzionale che ha guidato la transizione democratica. Ha suscitato aspettative enormi e ora fa i conti con una situazione economica preoccupante e un difficile passaggio istituzionale. Le speranze di trasformazione radicale del sistema cileno, in nome della giustizia sociale e ambientale, sono affidate a un processo costituente dall’esito incerto. Ci siamo confrontati con le diverse forze della coalizione, dai democratici e socialisti ai giovani radicali vicini a Boric. Tutti concordano sulla necessità di portare avanti il processo costituente, ma in privato molti (anche tra i massimi dirigenti delle forze politiche e delle istituzioni cilene) esprimono dubbi sul lavoro che sta svolgendo l’Assemblea costituente e preoccupazione sul risultato del referendum.

L’Assemblea, grazie al particolare sistema elettorale, ha permesso a molti indipendenti di essere eletti, spesso senza precedente esperienza politica o addirittura dalla dubbia serietà (emblematico è il caso di Tía Pikachu, attivista che spesso si presenta in aula con il costume del famoso Pokemon, e ora è stata eletta come una delle Vicepresidente dell’Assemblea). Questa prevalenza degli indipendenti, seppur a maggioranza di sinistra ha portato a varie polemiche pubbliche sui lavori dell’Assemblea. Alcuni dei punti più controversi che stanno emergendo dalla costituente sono la trasformazione del Senato in una Camera delle Regioni e del Cile in uno stato plurinazionale (con speciali diritti e tutele per i popoli originari, come ad esempio i Mapuche che potrebbero creare un loro sistema giudiziario indipendente) e il riconoscimento dei diritti degli animali. L’Assemblea è spesso al centro degli attacchi della stampa, che però per la grande maggioranza è in mano a pochi gruppi oligopolistici, vicini alla destra.

Se la fase politica è complessa, quella economica non è da meno, durante una visita alla CEPAL (Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi delle Nazioni Unite, che si occupa della cooperazione e dello sviluppo economico dei paesi latinoamericani) ci hanno spiegato che il Cile, storicamente stabile, ha superato il 10% di inflazione e rischia un periodo di stagnazione o addirittura recessione.

A Santiago abbiamo avuto il piacere di incontrare la senatrice Isabel Allende, figlia del presidente, che ci ha accolto nella casa di famiglia, al tavolo dove furono preparate le campagne elettorali del padre, per una lunga conversazione sull’internazionalismo progressista. Abbiamo discusso di come rendere il cinquantenario del golpe, il prossimo anno, l’occasione per una riflessione globale sul rispetto della democrazia e l’affermazione dei diritti umani. Con il presidente del Senato, il socialista Alvaro Elizalde, a La Moneda, abbiamo ripercorso i luoghi della memoria, l’ufficio dove Allende lavorava e dove resistette la mattina dell’11 settembre 1973, durante il colpo di Stato fascista di Pinochet, l’ala del Palazzo bombardata dai militari traditori, il punto in cui fu trovato morto e da dove pronunciò le sue ultime parole, in un discorso per radio alla popolazione, interrotto dagli spari. Poi una visita al Museo della Memoria, ascoltando le storia di Marcia Scantlebury, che fu una prigioniera politica, torturata dal regime. Infine, siamo stati al cimitero di Santiago per deporre un mazzo di garofani sulla tomba di Allende, e un fiore su quelle di Victor Jara e Violeta Parra.

Prima di ripartire c’è stata l’occasione per una cena insieme ad alcuni dei massimi esponenti politici cileni: i presidenti della Camera e del Senato, i leader attuali e passati del Partido Por la Democracia, e alcuni esponenti del governo attuale e di quelli di Salvador Allende e Michelle Bachelet. Come tutti i progressisti cileni esprimono un misto di speranza e preoccupazione, tra il nuovo governo e l’Assemblea costituente il Cile è a un momento di svolta, e può veramente cambiare.