Mario Draghi

 

 

di Ottorino Gurgo
Quasi certamente Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Giorgia Meloni, i tre leader della coalizione di centrodestra, sono consapevoli della inopportunità di una crisi di governo in questo momento. Ma tutti e tre sono dominati da uno stesso desiderio: quello di sostituire Mario Draghi alla guida del governo dopo le elezioni del 2023.
Puntano, perciò, in vista della consultazione della prossima primavera, ad indebolirne la posizione come chiaramente dimostra la permanente contestazione nei confronti delle scelte del presidente del Consiglio sui temi di politica estera, di politica interna e di politica economica costantemente messa in discussione anche se poi, il più delle volte, alla resa dei conti i “contestatori” sono costretti a fare marcia indietro e ad accettare una soluzione di compromesso.
Ma fino a quando questo stato di cose potrà continuare? Potrebbe, infatti, verificarsi una variabile che non è da sottovalutare e della quale gli avversari di Draghi sembrano non rendersi conto. Potrebbe accadere, cioè, che a un certo punto esasperato dalle contestazioni che gli provengono soprattutto dall’interno della maggioranza, il presidente del Consiglio decida di gettare la spugna e abbandonare la guida del governo che ha mantenuto sino ad ora per mero senso del dovere.
Una simile decisione potrebbe avere almeno due conseguenze estremamente negative.
In primo luogo ci allontanerebbe dall’Unione europea che non ha mai fatto mistero che, proprio grazie alla presenza di Draghi a Palazzo Chigi, ha superato la diffidenza nei confronti del nostro paese.
Sono consapevoli coloro che non tralasciano occasione per criticare il capo del governo, delle conseguenze che ciò potrebbe comportare in particolare in economia?
In secondo luogo, a un anno dalle elezioni eiin una fase politica quanto mai delicata, l’ Italia si troverebbe a dover dar vita ad una nuova maggioranza? E chi si assumerebbe, in una tale situazione, l’onere di tentare di dar vita ad un nuovo governo?
Forse non si tirerebbe indietro Giuseppe Conte, pronto a tutto pur di tornare a sedersi sulla poltrona di Palazzo Chigi dalla quale ritiene di essere stato allontanato proprio da Draghi.. Difficilmente, tuttavia, il leader dei cinquestelle potrebbe mettere insieme una coalizione degna di questo nome. E se pure vi riuscisse (cosa della quale è lecito dubitare) si tratterebbe di una maggioranza raccogliticcia, destinata a una breve durata.
È pur vero che la politica italiana si svolge all’insegna dell’opportunismo e della precarietà, ma mettere Draghi con le spalle al muro, costringendolo alle dimissioni, probabilmente non converrebbe a nessuno.
Ottorino Gurgo