Mario Draghi (foto depositphotos)

di Angela Mauro

Il piano di pace italiano, presentato ieri dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio in un bilaterale con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e riportato da Repubblica, trova sponde a Parigi. “C’è coordinamento tra Francia e Italia per arrivare ad un cessate-il-fuoco, i due paesi sono in contatto”, ci rispondono fonti della presidenza francese dell’Ue a Bruxelles. Non è ancora chiaro se il piano, discusso a livello tecnico in sede di G7 e del formato Quint (Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia) andrà avanti. Di certo dalla Farnesina sono aperti alla discussione con gli altri partner: “Non puntiamo a piantare paletti o a ruoli di protagonismo, ma a raggiungere il risultato. Vogliamo agire in una cornice multilaterale, il piano è aperto a suggerimenti, emendamenti, alla discussione. È un calcio di inizio per dare concretezza alla richiesta di pace, un modo per cominciare a circostanziare la proposta europea sulla guerra”. Vale a dire: ok ad armi e aiuti per l’Ucraina, ma è ora di avviare i negoziati per far cessare le ostilità.

Dal Cremlino il portavoce Dmitri Peskov dice di non averne “notizia nei dettagli”, pur aggiungendo che magari il piano è stato “trasmesso tramite canali diplomatici”. “Benvenuta è la partecipazione di chiunque voglia la pace”. Ma, a livello europeo, non è un caso che la mossa italiana, concordata dal ministero degli Esteri con Palazzo Chigi, piaccia per prima alla Francia. Emmanuel Macron e Mario Draghi sono stati i primi a dare il fischio di inizio della ‘partita europea’ sulla guerra: il tentativo cioè di coinvolgere anche l’altro attore principale, gli Stati Uniti, sulla necessità di cominciare a lavorare per la pace. Come si sa, Draghi ne ha parlato direttamente con Joe Biden nella visita alla Casa Bianca la scorsa settimana.

Tra Parigi e Roma il lavoro è semplice, visto che il presidente francese e il premier italiano sono molto affiatati politicamente, tra Italia e Francia c’è un lavoro comune su diversi dossier europei. Ma certo le condizioni per un secondo tempo di questa partita vanno verificate sul campo. A cominciare dai quattro punti che compongono l’iniziativa: il cessate il fuoco con una smilitarizzazione della linea del fronte; la neutralità dell’Ucraina e il suo ingresso nella Ue; la trattativa sulle zone contese e la sovranità di Kiev; un nuovo accordo multilaterale per la sicurezza in Europa. Non che gli altri siano semplici da realizzare, a cominciare dal primo, ma il terzo punto si presenta come il più delicato perché tocca il cuore dell’offensiva del 24 febbraio. Per questo, nel piano italiano è formulato in maniera ‘aperta’ a diversi scenari, presupponendo due opzioni antitetiche tra loro: l’autonomia del Donbass e della Crimea, ma anche la sovranità di Kiev sull’intero territorio nazionale.

Dipenderà dai negoziati, già avviarli sarebbe un risultato. “Per evitare che la crisi umanitaria continui ad aggravarsi bisogna raggiungere quanto prima un cessate il fuoco e far ripartire con forza i negoziati – dice Draghi nell’informativa al Senato stamane – È la posizione dell’Italia ed è un’aspirazione europea che ho condiviso con il presidente Joe Biden durante la mia recente visita a Washington”. “L’Italia si muoverà con i suoi partner europei e i suoi alleati per tutte le possibili forme di mediazione”, continua il presidente del Consiglio. “Ma l’Ucraina deciderà quale pace accettare, nessun altro. La pace senza l’Ucraina non sarebbe accettabile”.

Ma Kiev intanto chiede garanzie innanzitutto all’Unione Europea. Il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba contesta le parole del cancelliere Olaf Scholz, secondo cui non devono esserci scorciatoie nel percorso di adesione del’Ucraina all’Ue, e anche quelle di Macron, che ha inteso lo stesso concetto proponendo l’istituzione di un nuovo organismo che possa comprendere i paesi che non sono membri a tutti gli effetti dell’Ue, ma vogliono una cooperazione politica con Bruxelles. “L’ambiguità strategica sulla prospettiva europea dell’Ucraina praticata da alcune capitali dell’Ue negli ultimi anni è fallita e deve finire – scrive Kuleba su twitter – Ha solo rafforzato Putin. Non abbiamo bisogno di surrogati dello status di candidato all’Ue che mostrino un trattamento di seconda classe dell’Ucraina e feriscano i sentimenti degli ucraini”.

Gelo a Bruxelles. La materia sarà sul tavolo dei leader al Consiglio di giugno, dopo che la Commissione Europea avrà formulato la sua proposta. Oggi intanto Ursula von der Leyen sente Volodymir Zelensky.” Abbiamo discusso punto per punto il piano dell’Ue per la ripresa e la ricostruzione in Ucraina presentato ieri dalla Commissione europea – scrive la presidente in un tweet – A breve verrà versato un nuovo pagamento di assistenza macrofinanziaria. Continuiamo a stare saldamente al fianco dell’Ucraina”.

Il pacchetto di aiuti di emergenza dell’Ue per l’Ucraina ammonta a 1,2 miliardi di euro, 600 milioni di euro sono già stati versati al bilancio ucraino a marzo. Bruxelles fornisce un sostegno supplementare sotto forma di sovvenzioni pari a 120 milioni di euro per contribuire allo sviluppo del Paese e della sua resilienza. Gli aiuti ci sono, le armi pure, si attende il negoziato.