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Bollette e pane, questo (in estrema sintesi) il nostro problema. Caro-spesa e caro-riscaldamento. Sono la nostra priorità assoluta. È l’effetto Ucraina con la sua fiammata del prezzo del grano.
E poi ci sono le previsioni sul gas: se verrà a mancare quello russo rischiamo la recessione; cioè disoccupazione, discesa dei consumi, limitato accesso al credito. Si profilerebbe il cosiddetto “baratro fiscale”. Mamma mia! Crollo del Pil, più tasse, spesa pubblica a ramengo.

Tutto questo l’ha messo in moto quel personaggio da tragedia che risponde al nome di Putin, da alcuni mesi il simbolo del Male. Il tiranno che “tiene la luce del Palazzo accesa tutta notte”, come scrive Marquez ne “L’autunno del patriarca “.

Fa parte dell’inossidabilità del suo mito “per risponde alle esigenze dei sudditi che non amano la libertà quanto la continuità del Potere” (Roberto Pazzi). L’argomento è centrale. Draghi giovedi scorso ne ha parlato nell’aula del senato (“Dobbiamo portare subito Mosca al tavolo dei negoziati ; l’Italia è per il cessate il fuoco”). Insomma si vuole – si deve ! – impedire che la crisi umanitaria si aggravi. Crisi che sta già presentando il conto. Purtroppo salato. Vediamo meglio.

La guerra fa di nuovo volare il grano. Record sui mercati. Dunque, mangiare ci costerà un di più. E oltre il conflitto russo-ucraino ha complicato la situazione l’ondata di caldo anomalo che ha ridotto il raccolto (- 11 milioni di tonnellate rispetto al 2021). Tutto è aumentato. La pasta, ad esempio, ha raggiunto i 2 euro al kg. Un anno fa costava 1,33. Il frumento duro è aumentato l’86,5%; quello tenero registra un + 71%, il mais un + 59,5%.

L’Istat e Coldiretti hanno fatto una verifica . I rincari più pesanti riguardano, nell’ordine: olio di semi (+ 19%), verdura fresca (+ 1%), pasta (+ 12%), burro (+11%, frutti di mare (+10%), farina (+ 9-), margarina (+ 7%), frutta fresca (+7%), pesce fresco (+ 6%), carne di pollo (+6%).

Occorre studiare e prendere provvedimenti per migliorare le rese dei raccolti (ma i cicli produttivi richiedono tempo per adattarsi), per dare forza all’equilibrio dei mercati ( e questo spetta ai governi nazionali), ridisegnare le filiere per rivedere le strategie di dipendenza dai mercati esteri largamente prevalenti fino ad oggi. Niente di semplice.

Il blocco del gas russo fa paura. La bolletta del prossimo inverno – tranquillizzano però gli esperti – non sarà peggiore. Perché il blocco dellle forniture è già stato “prezzato” con il rialzo delle quotazioni a fine 2021. Certo, il prezzo del gas non scenderà. Per evitare stangate dovremo fare attenzione alle clausole con cui si modificano le condizioni di pagamento.

In attesa che il piano UE, annunciato in settimana, giunga a compimento. Sono stati stanziati 210 miliardi per installare impianti fotovoltaici su tutti gli edifici entro il 2029. L’Europa vuole abbandonare le fonti fossili importate dalla Russia. Va bene. Però attenzione : la Cina è in agguato, sente l’odore dei soldi, sa di avere i pannelli più competitivi. Si farà sentire. Offrirà i pannelli come ha fatto con le mascherine? Occhio Pechino: abbiamo già dato. Non ci caschiamo più. Forse.