di Alessandro Camilli

Ricorrente se non proprio standard comportamento al Pronto Soccorso o in corsia o nei corridoi d’ospedale: picchia e insulta l’infermiere. Si distinguono nell’attività picchia e insulta parenti e amici accompagnatori. Sembra proprio che affetto e amicizia, l’esser buoni parenti e buoni amici del ferito o malato vadano dimostrati come direttamente proporzionali a quanto ti “fai valere” spintonando, minacciando, insultando, mettendo le mani addosso. Picchia e insulta l’infermiere (se capita anche il medico) dà la misura di quanto conta e pesa il clan di affetti e relazioni che accompagna il ferito o malato. È metodo mafioso allo stato puro e genuino. Anche se è cultura mafiosa inconsapevole di esser tale, altro non è. È infatti intimidazione funzionale a ottenere “rispetto”.

Hanno provato a contare, è venuto fuori che un infermiere su tre conosce per esperienza diretta il momento (i momenti, vanno declinati al plurale) in cui il paziente direttamente se può, più facilmente il parente o l’amico (anche questi vanno spesso declinati al plurale) insultano, minacciano, picchiano. Perché pretendono che i tempi della cura, esame, ricovero e guarigione (sì, anche guarigione) siano quelli che loro vogliono e si aspettano. Picchiati e insultati perché non rispettano tempi e priorità del clan. Picchiati e insultati anche perché ogni clan ritiene debba picchiare e insultare come deterrente nei confronti del potere su infermieri e medici dei clan familiari e amicali concorrenti al Pronto Soccorso in corsia o al laboratorio di analisi. Gli infermieri, tranne che in casi eclatanti, neanche denunciano più.

Siamo la gente che a furia di dirle “Prima io!” ti prende in parola. Siamo la gente che a furia di dirle e di dirsi che esistono solo diritti negati e negati da consorterie di complottisti infami, ti prende in parola. Siamo la gente che intima allo Stato e alla cosa pubblica di star lontani mile miglia da casa, lavoro e portafoglio cosa mia e che quando ha un guaio o anche solo in piccolo graffio alla tasca o alla salute lagna e frigna dello Stato che “ci lascia soli”. Siamo la gente che quando insulta o picchia un infermiere poi non le succede niente, impunita nel farlo. E magari qualche parente o amico si congratula pure, così “l’abbiamo fatto vedere chi siamo noi…”.