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DI ALESSANDRO CAMILLI

Ucraina, guerra di Ucraina: nelle ultime ore quaranta attacchi russi concentrati in un’area ristretta, il quadrante settentrionale del Donbass. Quaranta attacchi su case e strade, villaggi e cittadine. Quaranta attacchi a spianare. Così procede l’offensiva russa e la notizia, il nuovo che arriva dal fronte orientale dell’Ucraina è che questa battaglia la Russia la sta vincendo. 

Sul piano militare – La battaglia, per ora del Nord del Donbass ma in prospettiva di tutto il Donbass, l’Armata russa la sta vincendo sul piano strettamente militare per i seguenti motivi. Il terreno, pianeggiante e scoperto. Quindi niente boschi e alture che hanno favorito i vincenti contro attacchi e agguati di piccole unità ucraine contro le colonne corazzate russe nella battaglia di Kiev o Kharkiv. Ancora il terreno pianeggiante e scoperto favorisce la tattica russa: pesante e indistinto fuoco di artiglieria, massiccio sbarramento di fuoco sotto il quale avanzano due colonne corazzate a 20/30 chilometri l’una dall’altra a creare sacca entro cui chiudere chi resiste. L’artiglieria, in particolare quella a lunga gittata che in questo settore agli ucraini difetta o comunque non è arrivata dalle forniture dei paesi occidentali. Mancano agli ucraini anche i sistemi lanciarazzo multipli e mobili e anch’essi a lunga gittata. In sintesi, qui nel Nord del Donbass, l’Armata russa ha più mezzi, più uomini e maggior potenza di fuoco. Ultimo ma non ultimo, l’Armata russa non risparmia uomini e mezzi e assorbe senza finora contraccolpi visibili perdite massicce.

Sul piano politico: lì un passaporto russo che…non si può rifiutare – Piano politico che nelle guerre non di rado vale quanto e più di qualche corpo d’Armata. Sul piano politico ucraini in grande difficoltà perché strategia militare imporrebbe il ritiro delle truppe dal Donbass per non vederle logorate, decimate e alla fine accerchiate in una battaglia che, così com’è, non può essere sostenuta. Ritirarsi dunque dal Donbass  per meglio proseguire la guerra, ma politicamente Kiev non può abbandonare il Donbass: ogni metro che ne perde con tutta probabilità diventerà Russia. I russi non solo spianano città e villaggi, cancellano letteralmente tutto ciò che è ucraino: la moneta, la lingua, lo steso essere ucraino. Infatti stanno “battezzando” come russi gli ucraini che vivono nei territori occupati, danno loro alla svelta un passaporto russo che…non si può rifiutare. 

Se l’Occidente fosse l’Italia, avrebbe già dichiarato a maggioranza netta una sorta di “scusate ma fuori mi chiamo”. Da noi la tesi, la propaganda, l’umore, la postura per cui alla fine e in sostanza i danneggiati dalla guerra siamo noi e quindi…Le sanzioni? fanno male all’economia, a noi. Le armi? Mandare armi è pericoloso per noi, quindi…Quindi in Italia il partito degli stanchi di guerra è maggioranza. Allinea Conte e Salvini, Leu e Berlusconi, la Cgil e i Cobas, Il Manifesto e Avvenire…Se l’Occidente tutto fosse l’Italia l’Occidente sarebbe già pronto e maturo per essere sostanzialmente indifferente a chi e come vinca o perda questa guerra, basta che la guerra finisca comunque. L’Occidente tutto non è l’Italia però stanchezza si avverte anche in Francia e Germania, non con le modalità grottesche della vita pubblica (e della comunicazione) in Italia, ma stanchezza c’è. Non così nei paesi del Baltico o che con la Russia confinano o quasi. Non certo così nei governi e pubbliche opinioni anglosassoni. Si affaccia comunque al quarto mese di guerra e si presenta non senza fondamento l’interrogativo su quanto e per quanto tempo davvero terrà l’Occidente il passo politico della guerra, anzi del sostenere la sua parte in guerra. Appena ieri il ministro degli Esteri ucraino denunciava con rabbia e un affiorare di disperazione: “La Nato non sta facendo nulla”. Non è vero, però è vero che il sostegno militare e politico sta rallentando.

Putin e Mosca, quanto terranno? – Putin ha firmato legge perché possano arruolarsi anche gli over 40. E colonne di carri armati viaggiano sui treni verso l’Ucraina, peccato siano i T-62 di vecchissima generazione. Segni evidenti di affaticamento anche da parte russa. Ma quel che ha e quel che può scaricare in campo all’Armata russa sembra bastare. Almeno per prendersi un terzo dell’Ucraina e farla diventare Russia. Quel che Putin vuole: terre, città, villaggi, fiumi, porti, miniere, gente ucraini e battezzarli russi. Della pace a Putin nulla interessa, non è un suo obiettivo la pace. Almeno fino a quando non avrà “deportato” in Russia un terzo di quello che era Ucraina. In Occidente cresce la voglia di una pace, anche un po’ storta e zoppa purché sia pace. Putin non vuole nessuna pace che non sia quella imposta dall’Armata russa. E’ qui, oggi, il vantaggio strategico dei russi.