Mario Draghi

Mario Draghi “spinge” sui tempi della riforma della giustizia. “Serve una riforma che rafforzi la credibilità e la terzietà dei magistrati” ha detto ieri il presidente del Consiglio in un messaggio inviato all’Università di Padova in occasione di un convegno dedicato proprio al tema della giustizia. “Tale riforma – ha argomentato il premier – serve anche alle stesse toghe”. E poi gli “italiani si aspettano dalla magistratura decisioni giuste e prevedibili, in tempi brevi“. Credibilità e terzietà sono, d’altronde “i principi alla base della riforma del Governo (quella varata dal guardasigilli Marta Cartabia, ndr) che auspico possa essere completata con prontezza” ha aggiunto il capo dell’esecutivo. L’ostacolo per il “semaforo verde” arriva dai 60 emendamenti presentati dalla Lega e dagli 86 di Italia Viva ma anche dai 92 “correttivi” di Fratelli d’Italia perché gli esponenti del Carroccio potrebbero pure decidere di fare squadra con il partito di Giorgia Meloni. Altro snodo importante è rappresentato dai referendum di giugno, che a loro volta, potrebbero “ribaltare” il restyling del Csm messo a punto dal governo (anche se i dem sono convinti che la riforma passerà così come è uscita dalla Camera). Restano i tempi, attualmente già fissati in agenda. Lunedì, infatti, si riunirà la conferenza dei capigruppo al Senato che dovrebbe confermare la calendarizzazione della riforma per il 14 giugno. Le schermaglie ci saranno sicuramente già in Commissione ma il presidente Draghi, dopo gli accordi di ieri sul Ddl concorrenza, appare più ottimista sul futuro. D’altronde, ha osservato, tranquillo e sereno, l’ex “numero uno” della Bce nel suo messaggio indirizzato all’ateneo patavino: “oggi celebriamo gli ottocento anni dell’Università di Padova, a me molto cara, dove ho insegnato macroeconomia nel ’76-77. È un ateneo con una tradizione accademica illustre, dipartimenti eccellenti e una riconosciuta attività di ricerca che mette al centro i giovani, i loro progetti, le loro ambizioni”.