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di Riccardo Galli

Pure questa: se continua così (e così minaccia-promette di continuare), se pioverà poco o nulla e si manterranno le attuali alte temperature nei prossimi dieci-quindici giorni, allora la siccità cesserà di essere una parola astratta che si ascolta magari al tg. Dopo il tg, dopo la cena, dopo il dopo cena l’acqua in casa, l’acqua di casa un po’ o forse un po’ più di un po’, si ritirerà. Sparire no, andarsene proprio del tutto no. Ma ai piani alti degli edifici, in alcuni quartieri più di altri, in alcune zone da accorgersene e in altre da quasi non farci caso, meno pressione nelle tubature e condutture. Cioè meno acqua, anche nelle case.

Piscine e giardini – Molti Comuni e sindaci in Piemonte, qualcuno anche in Lombardia e Veneto, un pattuglione già nel Lazio hanno emanato ordinanze e snocciolato appelli. Preghiera e divieto ai cittadini di riempirsi la piscina o di innaffiare con assidua frequenza il giardino di casa. Nei fatti più preghiera che divieto. Infatti sono comportamenti che è quasi impossibile sottoporre a controllo: o la gente lo fa da sola di razionare l’acqua al giardino di casa o non lo fa. Tendenzialmente non lo fa, la gente aspetta imperturbabile che l’acqua finisca prima di mutare, anche per u po’, abitudini.

Lavarsi l’auto? – L’altra preghiera di sindaci e Comuni è quella di non lavarsi l’auto proprio ora, aspettare magari tempi migliori. Preghiera che probabilmente avrà ancor minore ascolto di quella di non riempirsi (chi ce l’ha) le piscine. La siccità o scarsità di acqua determina infatti tra gli umani che abitano la penisola le seguenti reazioni comportamentali.
Prima: il prima io! – La prima reazione è il prima io! L’agricoltura invoca primazia nell’uso e destinazione dell’acqua che c’è. Le centrali che producono energie gridano meno il prima io ma di questi tempi fermare una centrale termo o idro elettrica è tafazzismo energetico. Le utenze domestiche sono allineate sul prima io. La politica di territorio traccia una linea unitaria: chiedere soldi al governo. Soldi per gli invasi per raccogliere l’acqua quando piove. Ottimo: sono decenni che li chiedono e li ottengono pure, poi gli invasi restano progetti, al massimo cantieri eternamente in corso. Soldi per ristori all’agricoltura, al turismo, insomma indennità acqua che non c’è. Gli ambientalisti un po’ soffrono e un po’, un po’ troppo, non trattengono l’avevo detto io. Sul Gra intorno a Roma è la quarta volta che gruppetto ambientalista blocca il traffico tra le sette o otto del mattino per convincere che bisogna non trivellare, non cercare e usare gas, petrolio men che mai, nucleare energia del Maligno…Inaspettata compostezza dei bloccati in auto finora ha evitato loro il linciaggio, non il coro di popolo: avete rotto il…

I tubi…col tubo! – Regione Lazio ha esibito con orgoglio il dato: dispersione dell’acqua nelle tubature, insomma acqua persa e sprecata solo (!) il 28 per cento. A fronte del 42 per cento di media nazionale, di certo un successo. Perdere nei tubi che perdono un quarto dell’acqua trasportata è in Italia buona se non ottima performance. Però dei tubi dell’acqua in genere e in generale importa un tubo. Non ai cittadini elettori che l’acqua la vogliono illimitata e sostanzialmente gratis e se gli vai a dire che si spende per le tubature e non per un bonus quale che sia ti votano storto. Non agli amministratori locali e alla politica nazionale. La strategia paese di fronte alla siccità è quella di qualche prelato, qualche monsignore: una processione invocando la pioggia, a aggiungendo, all’invocazione della pioggia, quella dei soldi pubblici.