ITsART è la piattaforma streaming che offre contenuti dedicati all’arte e cultura italiana. L’ha fortemente voluta il ministro della Cultura Dario Franceschini che al lancio l’aveva definita pomposamente la Netflix italiana. Un grande progetto che però, almeno per quello che riguarda il primo anno di vita, non ha ottenuto nulla di quello che voleva: anzi è rimasto solo il rosso. Infatti il primo bilancio relativo al 2021 è stato chiuso con una perdita di ben 7,4 milioni di euro (245.000 di ricavi a fronte di 7,7 milioni di spese) che poi l’assemblea dei soci ha deciso di assorbire utilizzando la riserva di capitale di Cassa Depositi e Prestiti (che detiene il 51% di ITsArt, mentre il 49% è di Chili, una piattaforma tecnologica). Vale la pena ricordare che Cassa Depositi e Prestiti non è altro che l’istituzione finanziaria controllata per circa l’83% dal Ministero per l’Economia e delle Finanze, mentre le restanti quote sono a carico di varie fondazioni bancarie. Come funziona ITsART? Prevede l’iscrizione gratuita, ma poi buona parte dei 1400 contenuti a disposizione del pubblico non lo sono. E c’è anche un contrasto evidente: infatti molti contenuti a pagamento si possono ritrovare gratuitamente su Rai Play. Per tornare comunque alla piattaforma non si deve dimenticare che è stata lanciata in Italia il 31 maggio 2021, poi a ottobre è stata la volta dell’Europa, mentre Stati Uniti e Cina, due dei mercati più inseguiti, sono stati rimandati a quest’anno. Nel frattempo ripercorrendo il cammino travagliato di ITsART di questi mesi, appena dopo il via, prima dello scorso Natale, si era dimesso Guido Casali, l’amministratore delegato, per “divergenze sulle strategie di sviluppo della piattaforma”. Insomma è rimasto in carica per appena tre mesi. Andrea Castellari il successore, sotto la cui guida un paio di settimane è stato annunciato l’ingresso di Fabrizio Piscopo e Federica Casagrande, due professionisti del settore pubblicità.