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Tempesta perfetta. L’energia italiana è nel bel mezzo di un buferone. Non solo per colpa di Putin e del suo gas. Ci sono altri fattori a complicare un quadro già di per sé inquietante. Vediamoli.

1. ENERGIA IN CRISI, L’ESERCITO DEL NO – Arriva (forse) la nave del gas ed invece di trovare la banda è anticipata da un coro di no. Succede a Piombino – una delle due località scelte dal governo ; l’altra è Ravenna – ma potrebbe succedere ovunque. Siamo abituati. No al rigassificatore che converte Il gas liquido (che porta la nave ) in stato gassoso. Un’operazione che vale 5 miliardi di metri cubi annui. Nossignori. E dopo i comitati No Tav e No Tap. No al termovalorizzatore. Vince, per ora, il cosiddetto “schema Nimby” acronimo che vuole dire “Not in My Back Yard” (“Non nel mio cortile”). Una espressione degli Anni ‘80, nata in Inghilterra, ormai adottata in tutto il mondo. Un momento: la decisione della Snam di mettere una nave del genere nel porto di Piombino andava condotta meglio. Con una domanda prioritaria: perché nessuno è disposto ad immolarsi per gli altri? Non sì può pretendere di imporre la propria volontà.

2. TRIVELLE FERME, CROAZIA ALL’ASSALTO DEI GIACIMENTI – L’Italia dorme, la Croazia no. L’Italia blocca le trivellazioni in Adriatico e la Croazia ne approfitta, ringrazia, e va all’assalto dei ghiotti giacimenti con 266 milioni già stanziati per nuove trivellazioni e piattaforme. Il piano “No trivelle”, manco a dirlo, è del governo Conte -1. Occorre più gas italiano contro il caro-bollente , certo si può fare, ma i tempi sono lunghi. Lunghissimi. Tabarelli ( presidente Nomisma Energia) parla addirittura di “decenni per produrre più gas in Italia “. Il nostro Paese consuma oltre 75 miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno, l’attuale produzione interna è sui 3-4 miliardi Troppo poco. Abbiamo circa 1.300 pozzi produttivi ma molti sono inattivi. Perché? Perché il “Pitesai”, cioè il nuovo “Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree idonee” – approvato lo scorso 28 dicembre con decreto ministeriale – ha imposto burocrazia e severità . Morale: nessun beneficio per le bollette. Almeno per ora. La Caporetto energetica è sempre più vicina.

3. LA SICCITÀ SPEGNE LE CENTRALI IDROELETTRICHE – Un bel guaio. Il 21 giugno è stata spenta dall’Enel la centrale idroelettrica di Isola Serafini – l’isola fluviale sul Po, vicina a Cremona – a causa della siccità che ha svuotato il Grane Fiume, sotto ormai di 8 metri. È la prima volta in 70 anni di attività. C’è pochissima acqua. L’agricoltura è in ginocchio. Tira aria di razionamento dell’acqua. È allarme rosso. I campi della Lombardia sono a secco. L’arcivescovo di Milano ha invitato i preti alle “preghiere per far piovere “. Le processioni sono già iniziate. Come ai tempi di Peppone e don Camillo.