di ROBERTO ZANNI
Da Genova a Bologna per arrivare fino a casa. E si può dire proprio così. Una mostra, particolare, che è stata inaugurata in Argentina dopo le due tappe italiane e che parla dello strettissimo rapporto tra l’emigrazione italiana e il Paese di accoglienza sudamericano. ‘Saperi che non si dimenticano: il patrimonio delle imprese e degli imprenditori italiani in Argentina’ è un viaggio nel tempo, ma anche nel patrimonio intellettuale e non, di quelli che si possono definire anche ‘imprenditori migranti’. La mostra fotografica è stata inaugurata questa volta a Buenos Aires, nelle sale dell’Istituto Italiano di Cultura, frutto del profondo lavoro di ricerca di Francesca Fauri e Donatella Strangio nell’ambito del progetto Erasmus+ della Commissione Europea dell’Università di Bologna con l’appoggio di Punto Europa Forlì. Il team di ricerca ha raccolto fotografie originali di aziende italiane  in Argentina, scavando negli archivi per recuperare scene che rappresentavano il lavoro di tutti i giorni, ma anche quelle immagini pubblicitarie di un tempo. Una straordinaria antologia fotografica accompagnata anche da una breve, ma esauriente storia delle aziende in Argentina. Un’indagine profonda per poter documentare quella che è stata la grande influenza in Argentina degli imprenditori italiani migranti. Al taglio del nastro dell’esposizione erano presenti le curatrici Francesca Fauri dell’Università di Bologna e Donatella Strangio de La Sapienza di Roma (con il rettore Antonella Polimeni) poi ancora l’ambasciatore a Buenos Aires Fabrizio Lucentini, la direttrice IIC Donatella Canova oltre ad altre autorità. Sono 23 i pannelli della mostra che portano con sé la storia di grandi marchi industriali, famosi anche in tutto il mondo: ci sono così Fiat, Pirelli, Olivetti, Dalmine, Cinzano, Martini & Rossi solo per nominarne alcuni. Perchè dalla metà dell’Ottocento l’Argentina divenne un grande punto di riferimento: cresceva l’immigrazione italiana e aumentava al tempo stesso la domanda di prodotti dall’Italia. Un viaggio che se per tanti fu di sola andata, per altri versi portò a un rapporto reciproco di assoluta importanza tra i due Paesi, proprio da un punto di vista commerciale. Ecco allora che quel mercato divenuto all’improvviso di enormi dimensioni portò tante aziende italiane alla decisione di aprire filiali e stabilimenti. Una immissione che modellò anche il sistema industriale del Paese sudamericano influenzato ed arricchito dal ‘talento’ italiano. Così non arrivarono solo le grandi industrie made in Italy, ma anche localmente tanti italiani decisero di buttarsi in diversi settori: così nacquero pastifici come calzaturifici, piccole aziende di numerosi e diversi settori create dagli italiani in Argentina che, assieme ai brand più importanti, ebbero un ruolo fondamentale per consolidare la presenza italica nel Paese. Oggi, quando ormai non si è poi così lontani dai due secoli da quei primi passi, questa mostra rappresenta un momento di riflessione, una maniera per ricordare il ruolo decisivo della nostra immigrazione in diversi campi, ma anche uno stimolo in più per le sfide che ci offrono il presente e il futuro prossimo.