di Matteo Forciniti

È un lungo viaggio alla scoperta della cucina trentina quello che si sta organizzando a Colonia. Il locale Circolo Trentino sta portando avanti una serie di lezioni di cucina tenute da José Oradini, docente dell’Instituto de Hotelería y Gastronomía della città.

Iniziato a maggio, questo ciclo di incontri prevede un appuntamento mensile e proseguirà fino a novembre dove si prevede l’organizzazione di un evento più grande in occasione della settimana della cucina italiana nel mondo. L’iniziativa, come racconta la presidente del Circolo Maria Bernardi, ha una duplice formato, in presenza ma anche in modalità virtuale: “Da tempo proponiamo attività che riguardano la cucina perché il nostro obiettivo è quello di diffondere cultura attraverso la gastronomia regionale. Quest’anno abbiamo potuto riprendere gli incontri in presenza quindi abbiamo pensato di approfittarne per proporre una tematica che è sempre ben accolta dal pubblico e capace di attrarre nuova gente. Ovviamente, il sistema in presenza è l’ideale perché oltre al contatto umano abbiamo la possibilità di provare i sapori. Con l’utilizzo di Zoom abbiamo invece il vantaggio di poter arrivare a un pubblico più numeroso, ci seguono da Montevideo ma anche all’estero dall’Argentina. Fare un mix tra i due sistemi comunque funziona alla perfezione”.

C’è un concetto fondamentale che Maria Bernardi ripete spesso: condividere un pasto a tavola può essere il modo per riprendere quel filo con le radici che oggi rischia di perdersi. “Ogni mese proponiamo un tema diverso, abbiamo iniziato con la polenta e poi abbiamo fatto un secondo incontro dedicato alle zuppe e alle minestre. In genere, cerchiamo di riproporre i piatti dei nostri genitori e dei nostri nonni perché questo rappresenta un modo per mantenere il legame con la terra di origine”. “Oggi” -continua la discendente originaria di Arco- “viviamo in un’epoca caratterizzata dalla fretta dove l’abitudine di cucinare in casa si sta perdendo. Ma perdendo questo rischiamo di perdere anche le nostre tradizioni, la nostra identità. Noi cerchiamo di proporre sempre piatti semplici con ingredienti facili da trovare in modo da motivare anche i più scettici. Basta seguire e impegnarsi”.

Anche per quanto riguarda gli ingredienti, il corso offre “la possibilità di ampliare gli orizzonti venendo incontro alle difficoltà che talvolta si possono trovare quando non si riesce ad avere a disposizione le materie prime giuste”. Ecco perché, ad esempio, il tarassaco e la borragine “possono sostituire degnamente alcuni ingredienti indispensabili. Queste sono piante selvagge che abbiamo in abbondanza ma non ci rendiamo conto del loro valore culinario”.

Strangolapreti, polenta con gulash, spätzle, grostoi e frittelle di mele: tra il salato e il dolce, sono tanti i piatti e i sapori che si ha la possibilità di scoprire durante le lezioni.

Insiste sul concetto di identità anche José Oradini, docente dell’Instituto de Hotelería y Gastronomía, che cura insieme a Maria Bernardi le lezioni di cucina: “Vogliamo mantenere e diffondere le tradizioni della cucina italiana e trentina diffuse in Uruguay da tanto tempo grazie agli immigrati. Si tratta di una questione di identità che ci riguarda da vicino”. “Anche nel mio caso” -racconta- “scoprire i piatti tipici è stato come riscattare un pezzo di storia familiare che si era perso nel tempo. Mio nonno era di Ledro e anche se sono passati tanti anni io cerco di interessarmi e mantenere questo legame”.

Sono due in particolare gli aspetti della cucina trentina che lo chef apprezza maggiormente e che riguardano la natura e la storia: “Mi ha sempre colpito la grande diversità e l’eccellenza dei prodotti naturali di questa zona. Ma oltre a questo un altro aspetto importantissimo che cerco di trasmettere è la storia che si nasconde dietro un piatto, una preparazione. La cucina è semplicità, a partire da un solo grano di mais si possono creare tante cose magnifiche. Noi andiamo alla ricerca di qualcosa di più profondo, con un piatto ricordiamo i nostri antenati”.