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Franco Esposito

Gli sprechi in tempo di siccità. Esagerazioni nostre, tutte italiane. L’arroganza nel non pensare al danno generale. Anzi di più, di non soffermarsi un attimo sulla possibilità di fare comunque harahiri. Noi italiani e il grande spreco dell’acqua. Trenta litri solo per lavarci i denti, ventimila per un chilo di carne.  

Ma com’è questa storia dello spreco alimentare? Denuncia Coldiretti: “non c’è soltanto l’acqua del rubinetto da considerare nel calcolo degli sprechi idrici nelle mure domestiche”. Quello alimentare è uno spreco indiretto, e “ben più grave e costoso per l’amibiente”. Discende indirettamente dagli sprechi alimentari. “In Italia sono sesantesette chili per abitante in un anno, per un totale di oltre quattro milioni di tonnellate di spreco”. 

Cibo che finisce nella spazzatura senza essere stato consumato a tavola, dopo essere stato prodotto e comprato, e “che si porta nella pattumiera tutta l’acqua che è serfvita per realizzarlo”. La coltivazione di un chilo di verdure richiede da cinqueento a duemila litri d’acqua. Addirittura dieci volte tanto per latte, carne, uova. Il calcolo profuma di drammatico. 

Un po’ tutti fingiamo di ignorare un’amara realtà. L’Italia ha sete, l’acqua scarseggia, ci consigliano un sacco di cose per risparmiare, poi un clic su Istat ci informa che lo spreco principale proviene dalla rete idrica che arriva nelle nostre case. Un terzo dell’acqua si perde qua e là fra tubazioni incrinate, non più idonee. Fuggono gocce su gocce, prima di arrivare a destinazione. Un autentico suicidio assistito. Agli utenti vengono erogati circa 2,4 miliardi di metri cubi di acqua, ma in realtà al consumo arrivano solo 1,5 milairdi di metri cubi. La perdita è di circa 0,9 milairdi di metri cubi. Il trentasei per cento. La magli nera va a Palermo, seguita da Cagliari, Catania, Messina. A fronte di un’Italia evidentemente virtuosa.  

Ma sapete cosa significa un minuto di rubinetto aperto in bagno? L’acqua scorre a flotti e ne disperde dieci litri nella fogna. Un minuto e mezzo fa quindici litri. Sufficienti a riempire dieci bottiglie grandi di acqua minerale. Figuriamoci una doccia. Il risultato finale pro capite fa 275 litri d’acqua al giorno. Tanti, troppi, secondo il calcolo effettuato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale. Diffuso. Un decalogo per ridurre fino al cinquanta per cento gli sprechi d’aqua. 

L’obiettivo finale è di abbattere i consumi superflui. Una grande utopia? In realtà tutti possiamo in casa contribuire ad attenuare la crisi idrica. “Servono interventi che permettano una gestione più efficiente dell’acqua”, suggerisce il presidente Sima, Alessandro Miani. “Occorre anche partire dalle abitudini quotidiane dei cittadini: l’acqua è un bene prezioso e non infinito, a questo dovremo ricordarlo tutti, qundo ci laviamo i denti o facciamo una doccia”. 

L’Italia è sì un Paese di grandi risorse idriche. Ma siamo anche tra i primi al mondo per spreco di acqua. Basti pensare che il rubinetto del bagno ha una portata media di oltre dieci litri di acqua al minuto se lo lasciamo aperto mentre ci laviamo. Un rubinetto che gocciola rappresneta uno spreco di quattromila litri di causa all’anno. Fare il bagno anziché la doccia comporta un consumo di circa centocinquanta litri d’acqua. Il lavaggio dell’auto costa mediamente cento litri. 

Preferire la doccia al bagno è il primo consiglio utile da seguire per migliorare l’impatto nostrano con l’emergenza idrica. Poi, accorciare la durata del lavaggio e chiudere il rubinetto mentre ci insaponiamo ; si consiglia l’uso di un rubinetto dotato dirompigetto; non innaffiare le piante di basilico sul balcone in presenza del solleone. Ma c’è dell’altro, e certamente non meno importante. 

Si consiglia (anzi di più, si impone) l’utilizzo di elettrodomestici ad alta efficienza energetica da azionare solo a massimo carico. Evitare di lasciar correre l’acqua mentre ci si lava il viso o si fa la barba. Andrebbe comunque privilegiato lo sciacquaone dotato di doppio pulsante di erogazione: assicurarsi che l’acqua del serbatoio non perda nella tazza. 

Di tanto in tanto, uno sguardo andrebbe prestato al contatore dell’acqua, e non solo per l’autolettura. L’abitudine ha valenza doppia: accorgersi di un consumo anomalo può salvare il mondo e insieme le nostre tasche. Bisognerebbe prendere coscienza di certe emergenze. Purtroppo l’Italia è finita in secca.