Gente d'Italia

Dilagano le gang dei baby barbari, fanno a botte, rubano, rapinano…

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Agiscono preferibilmente nelle località turistiche. Da Riccione a San Benedetto sono ormai un incubo. Già una quindicina di casi solo nella città romagnola. I più giovani hanno 13 anni, annunciano sui social le loro scorribande. E ci sono anche gang di sole ragazzine . Due gang al femminile sono state intercettate a Crema e sulla Riviera romagnola davanti a Villa Mussolini. Il copione è sempre lo stesso: sbarcano in treno nei luoghi di vacanza, rapinano i coetanei, seminano terrore, si filmano e poi se la spassano col bottino.

GANG DI RAGAZZI NATI IN ITALIA MA CON RADICI AFRICANE - I Carabinieri dicono che si tratta di baby gang formate da ragazzi nati nel nostro Paese ma originari per lo più di quattro nazioni africane: Marocco, Tunisia, Nigeria, Senegal. Arrivano sparpagliati nelle località turistiche in piccoli gruppi, uniscono le forze, identificano la preda più facile ed entrano in azione. Brutalmente.

I social sono il loro vero megafono. Annunciano le loro “imprese” su Instagram, Telegram o Tik Tok e se la ridono. Cercano di ottenere con la violenza (dicono) quello che la vita gli nega. Cioè l’ultimo modello di telefono, le scarpe, i vestiti firmati.

UN SISTEMA DA CAMBIARE CONTRO LE GANG - Lo dicono tutti: dagli psichiatri ai detective di mezza Italia riuniti in una task force – un pool nazionale – occorre cambiare sistema. “Cominciando dal sistema scuola “ dice Paolo Crepet, (sociologo, psichiatra, educatore, opinionista).

“Ci vorrebbe il tempo pieno per tutti, a 15 anni papà e mamma sono al lavoro e si sta sempre da soli. Poi servirebbero aiuti alle famiglie che sono abbandonate a se stesse. Ci vorrebbero servizi seri che al momento non esistono, per dare una mano ai genitori e non lasciarli soli a vivere un incubo”.

RIDARE DIGNITÀ AI NOSTRI RAGAZZI - I baby barbari sono spinti da un odio generato dall’impotenza rispetto ad un tipo di vita che non si può avere, rispetto ad un futuro che non c’è. “Abbiamo tolto dignità ai nostri ragazzi. Basta vedere come li abbiamo trattati, offrendogli lavoretti da 500 o 800. euro al mese” dice ancora Crepet. I ragazzi poi vivono nella solitudine digitale, lasciati in camera con un telefonino in mano. Soli. Conclusione: non spegniamo l’attenzione su questo problema. È vitale. Per i ragazzi e per noi.

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