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di James Hansen

Sembra solo ieri che l’energia nucleare era considerata un pericolo tremendo per l’ambiente. Anzi, in effetti era davvero solo ieri, o quasi. Da qualche giorno l’Ue fa sapere che l’atomo è, malgrado tutto il male che se ne diceva, ‘green’, una magnificenza. L’effetto è un po’ come venire a sapere—sempre a sorpresa—che mangiare gli hamburger fa bene alla salute. Oh, vi ricordate della ‘globalizzazione’? Di come fino a pochi mesi fa—cinque per la precisione—si diceva che la prosperità universale che creava avrebbe reso obsoleta la guerra? Cioè, almeno quelle guerre dove uno stato pirata invade un paese vicino per rubargli le risorse…

È da decenni che viviamo la minaccia dell’inevitabile e ingestibile sovrappopolazione della Terra. E invece, proprio al momento in cui la popolazione terrestre dovrebbe superare la soglia degli otto miliardi di persone, cominciano a fioccare titoli giornalistici che gridano a una crisi mondiale della ‘fertilità’. Pare che, in parecchi paesi, non stiano più nascendo abbastanza bambini… Così la Bloomberg titola minacciosamente: ‘La fertility crisis è nata in Giappone, ma non resta lì’.

Il crollo della natalità giapponese è ormai in corso da decenni per cause mai veramente chiarite, anche se una spiegazione ‘popolare’ c’è, almeno nei reportage occidentali: dipenderebbe da un lato da quei giovani maschi giapponesi, denominati ‘erbivori’, che non vanno più dietro alle donne—preferendo giocare ai video games—e, dall’altro, dalle donne del Paese che non vogliono più avere a che fare con simili mollaccioni… A margine si citano altri elementi: soprattutto l’altissimo costo di mantenere e allevare i figli, la scarsa assistenza famigliare, i pochi asili, ecc.

Ora ci si accorge che anche la fertilità cinese è in forte calo, malgrado l’abbandono nel 2015 della malfamata politica del ‘figlio unico’. La popolazione dell’India infatti dovrebbe superare a breve quella della Cina. Il collasso della fertilità si estende a Singapore, alla Corea del Sud e specialmente a Taiwan, dove il Total Fertility Rate (TFR) di 1,08 è il più basso del mondo. Il ‘TFR’ è il numero medio di figli partoriti dalle donne in età riproduttiva in un dato paese. Per garantire una stabile popolazione dovrebbe essere attorno al 2,1.

Malgrado nasca in Asia, il fenomeno è nettamente presente anche in Occidente: gli Usa hanno un TFR di 1,66, l’Italia di solo 1,3, bassino per l’Europa—in Francia è di 1,9 e in Germania di 1,6—ma meno disastroso che in Croazia, Portogallo e Grecia, paesi in via di convergenza ai valori giapponesi.

Sono tendenze che si calcolano sui decenni, dei fatti noti. Come mai il giornalismo influente li ‘scopre’ solo ora? Che i governi stiano cominciando a chiedersi chi è che farà funzionare le economie del futuro e–più terra a terra—chi pagherà le tasse?