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Franco Esposito

Tangenti. Corruzione. In Emilia e nel Lazio. E persone arrestate, evidentemente maneggioni e profittatori. A Piacenza e Terracina, tra i sindacalisti dell’Usb e di Si.Cobas e nel feudo di Giorgia Meloni.

Maxi blitz sulla giunta comunale nel centro laziale ai confini con la Campania; A Piacenza una brutta storia di presunti picchettaggi, rilascio improprio di tessere e passaggi di denaro. Il coordinatore nazionale di Si.Cobas e i dirigenti Usb ai domiciliari. Idem come sopra a Terracina: sindaco donna e assessori anche loro agli arressti domiciliari; indagato con altri l’eurodeputato Nicola Procaccini, ex portavoce di Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia.
Dove tocchi prendi in pieno il marcio, quindi non è il caso di chiedere da dove cominciare. Due associazioni a delinquere parallele hanno usato a Piacenza i lavoratori “come pedine” e il sindacato “come casa propria”, anche a livello economico. Queste le accuse che hanno portato all’arresto di sei dirigenti sindacali di Si.Cobas e Usb. Le due sigle molto presenti nella logistica cittadina.

I reati contestati vanno appunto dall’associazione a delinquere alla violenza privata, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. E bonifici passati dal sindacato ai conti personali di alcuni di loro.
L’annuncio degli arresti ha causato l’immediata dichiarazione di sciopero delle due sigle. Partita martedì sera, l’agitazione è continuata ancora ieri. “Intendiamo contrastare un attacco giudiziario repressivo contro l’attività del sindacato. La Procura aveva chiesto l’arresto in carcere di quattro accusati, ora ai domiciliari: il coordinatore nazionale Aldo Milani e i dirigenti Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Roberto Montanari. L’obbligo di firma o divieto di dimora a Piacenza per altri due dirigenti.

L’ordinanza della Procura si compone di 350 pagine. Comprende proteste e picchetti nei magazzini di Piacenza dal 2016 al 2021 in aziende come Gls, Tnt, Ikea, Soda o Amazon. In questi posti, secondo gli investigatori, si sarebbero svolte guerre tra sigle con blocchi delle attività, scontri, manifestazioni non autorizzate e sabotaggi dei macchinari.

Spiega Grazia Pradella, procuratore capo di Piacenza: “Non è un’indagine contro i sindacati di base ma contro alcuni leader che hanno gestito il sindacato come una cosa loro anche a livello economico. Le prime vittime sono i lavoratori stessi”. Secondo il giudice dell’udienza preliminare, Sonia Caravelli, ci sono ”numerose conferme” alle ipotesi accusarorie. Gli indagati “si sono serviti per anni dello schermo sindacale per consolidare i rapporti di forza, persino col perseguimento di scopi di lucro”. Per dirne una, l’aumento del numero delle tessere.

“Le multinazionali piacentine come Leroy Merlin sono galline dalle uova d’oro”, così le definiscono al telefono i sindacalisti. Sostiene la Procura: “ai lavoratori arrivano 25-30 euro, 100 mila per Arafat”. Un dirigente Usb avrebbe chiesto oboli da 150 euro ai facchini, per la causa di Aldo Milani, accusato anni fa a Modena di estorsione, poi assolto per “una cassa di resistenza e percentuali in nero”. Le ricostruzioni degli investigatori sono contestate dai legali degli accusati.

“Si tratta di una lettura distorta di vicende di carattere sindacale. É singolare che vengano ipotizzate due associazioni a delinquere con lo stesso disegno criminoso”. Ma qual è l’atteggiamento delle altre sigle sindacali? “Necessita fare chiarezza al più presto”, gridano in corso Cgil, Cisl e Uil.

Gravi le accuse della Procura di Latina per la vicenda di “abusi edilizi e associazione dei lidi a Terracina”. Alcuni imprenditori in fuga dalle inchieste su Mafia Capitalr hanno piantato le tende sul litorale laziale. Il feudo appunto più antico di Giorgia Meloni. Dove l’onorevole Nicola Procaccini è stato per due volte sindaco, finito indagato sulla gestione del denaro marittimo a Terracina. A suo carico gli inquirenti ipotizzano tutta una serie di reati: dalla turbativa d’asta alla induzione indebita a dare o promettere utilità. L’europarlamentare avrebbe inoltre compiuto manovre “per avvantaggiare imprenditori legati al partito di cui Giorgia Meloni è leader”.

Le intercettazioni hanno orientato le decisioni dei magistrati, ovviamente. “C’è una ditta de Roma che se chiama The Spot, che collabora con Giorgia Meloni”. The Spot collabora con la leader di Fratelli d’Italia alla campagna elettorale, ed è riconducibile a William Zanichelli, indagato anche lui a piede libero, in passato coinvolto in un’inchiesta della Procura di Roma per la gestione dello skate park a Ostia.

In questa maxi inhiesta gli indagati sono 52. I capi d’accusa 50. Le indagini delle guardie costiere sugli abusi commessi nell’assegnazione dei lidi sono andate avanti un anno. Tredici le misure cautelari eseguite dai carabinieri: decapitata la giunta comunale di Terracina. Eletta nel 2020 e prima donna sindaco alla guida della città, Roberta Tindari è finita ai domiciliari. Stessa misura cautelare per il l’ex vice sindaco Pierpaolo Marcuzzi, già arrestato mesi fa per un’indagine relativa a falsi, turbative d’asta e reati elettorali, per il presidente del consiglio comunale Gianni Percoco.

Indagati Fabio Minutilli, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, l’assessore David Di Leo, l’ex assessore Luca Caringi e Marcello Masci, capogruppo di Cambiare. Secondo il gip Giorgia Castriota, l’amministrazione comunale guidata da Fratelli d’Italia avrebbe realizzato “un indebito sistema di mercificazione della res pubblica”. Un’accusa forte, pesante come un macigno.