Tra oggi e domani, dunque, si decide il futuro del governo. Un futuro che, senza Draghi, secondo l’agenzia di rating Fitch, potrebbe essere molto cupo. Perché, viene spiegato “sarà più difficile portare avanti le riforme e il risanamento di bilancio”. “Le dimissioni di Draghi – argomenta l’agenzia – annunciano una maggiore incertezza politica anche se venissero evitate le elezioni anticipate. Le implicazioni di breve termine per la politica economica e di bilancio dipendono dagli esiti politici; ma è probabile che le riforme strutturali e il risanamento di bilancio diventino più impegnativi”. “I recenti sviluppi – prosegue l’agenzia – sono ampiamente in linea con la nostra visione di lungo termine sul fatto che le divisioni tra i partiti della coalizione di governo possano ampliarsi con l’approssimarsi delle prossime elezioni (attese per la primavera del 2023), indebolendo potenzialmente l’agenda politica del governo”. Per Ficht le conseguenze politiche “non sono chiare”. L’attuale piano di bilancio del governo fissa il risanamento oltre il 2023. L’agenzia prevede per il 2022 un deficit maggiore di quello stimato dal governo (5,9% del Pil, contro 5,6%); per l’anno prossimo stima una “modesta riduzione” del deficit al 4,5% del Pil (3,9% la previsione).