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Nel 2019, una coppia di Montevideo ha divorziato ed ha accettato l’affidamento dei due figli di 11 e 8 anni. La donna di 33 anni si era recata in Germania per far parte di un coro, un viaggio temporaneamente terminato con la sua intenzione di rimanere e vivere lì. Intanto, l’ex marito di 44 anni si è preso cura dei bambini. La donna ha successivamente sposato un uomo di nazionalità ungherese, come precisato nella sentenza interlocutoria del Tribunale della Famiglia del 22° turno. É tornata in Uruguay nel 2020 e si è riunita con i bambini e, da quel momento, si è opposta alla presenza del padre con i figli. Lo ha denunciato per violenze sui due bambini, argomento che, in principio, ha convinto la giustizia grazie alla complicità di sua madre che ha affermato che i fatti si erano verificati più di una volta, aggiungendo anche accuse più gravi di natura sessuale.

La causa,  giunta alla giudice Julia Staricco, ha portato a una misura cautelare di restrizione per il padre. La madre, con passaporto italiano, ha deciso allora di cambiare le scuole dei due bambini ed ha proibito loro di entrare in contatto con chiunque facesse parte della famiglia del padre. Intanto l’avvocato dell’ex marito, Juan Pablo Decia, dichiarava che i rapporti della madre sono stati parziali, incompleti e con marcati pregiudizi. Anche se il tribunale ha inviato le informazioni alla Procura per Reati Sessuali, Violenza Domestica e Violenza di Genere, la denuncia – per la difesa – non presentava nemmeno i fondamenti per avviare un’indagine. Nel mese di novembre 2021 la madre ha poi chiesto al Tribunale della Famiglia l’autorizzazione a viaggiare con i figli in Germania perché il minore doveva essere visitato da un otorinolaringoiatra in quanto soffriva di un problema di patologia del linguaggio. Ha detto che si sarebbe operato lì e che lo avrebbero curato. Ha anche sostenuto che il viaggio sarebbe stato positivo per la figlia maggiore perché, cosí, poteva allontanarla dal padre che, sempre secondo lei, le infliggeva violenze psicologiche. L’avvocato del padre ha informato il giudice che, secondo i colloqui avuti con i minori, era chiaro che non era loro intenzione viaggiare in Germania, pur avendo paura del padre. I bambini, in ogni caso, hanno dichiarato di aver subito violenze verbali da quando la madre era  andata in Germania, anche se la relazione è migliorata al ritorno in Uruguay.

La difesa ha dichiarato inoltre che i minori non hanno mostrato capacità di comprensione in relazione all’oggetto del processo, sottolineando il diritto degli stessi a preservare i rapporti familiari come elemento del diritto all’identità senza interrompere l’anno scolastico.

Intanto, il giudice di famiglia del 22° turno, Vega, ha osservato che la madre è stata assente in una fase di “pieno sviluppo fisico, mentale ed emotivo dei bambini” e che, in quel momento il padre ha avuto cura dei minorenni. E inoltre che trattamenti di logopedia del bambino possono essere effettuati in Uruguay.

Secondo il Giudice “Riguardo alla situazione di violenza psicologica, si tratta di denunce infondate, pianificate e orchestrate per generare ostilità nei confronti del comparente, per nascondere la sua chiara e manifesta intenzione originaria di portare i figli in Germania, dove risiede ed è sposata” .

Vega ha anche dichiarato che le denunce sono state presentate dall’arrivo della donna nel Paese “con l’intenzione di prendere in custodia i suoi figli, generando uno scenario giudiziario favorevole per ottenere l’autorizzazione a portare i suoi figli in Germania, senza pensare agli interessi dei bambini”. Sempre secondo la Giudice le ragioni dei bambini di non voler voler stare con il padre non sono troppo chiare. Il giudice ha deciso così di respingere la richiesta di viaggio della madre perché secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia non è stato dimostrato l’interesse superiore del bambino.

Tutto questo ha provocato la denuncia all’Ufficio di registrazione e ricerca delle persone assenti e ha fatto scattare un’allerta gialla a livello internazionale. Ciò implica che se la persona in questione presenta i suoi documenti o registra la sua impronta digitale all’estero, l’Interpol riceverà l’avviso.

La donna ha lasciato l’Uruguay con i bambini attraversando il confine con il Brasile arrivando fino all’aeroporto di San Pablo per dirigersi in la Germania usando passaporti italiani perché i bambini non avevano quelli uruguaiani. Negli ultimi giorni di giugno, Missing Persons ha ricevuto un’allerta dall’Interpol che che rivelava la presenza della madre e dei due figli in Germania. La donna avrebbe utilizzato passaporti falsi italiani per i figli perché, secondo l’avvocato del padre, non era mai stata firmata l’autorizzazione al rilascio dei passaporti per viaggiare all’estero. La difesa ha chiesto informazioni all’Ambasciata d’Italia in Uruguay per sapere se erano stati rilasciati i passaporti, ma finora non è ancora arrivata nessuna risposta.