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Secondo documenti d’intelligence che La Stampa ha potuto visionare, alla fine di maggio Oleg Kostyukov, importante funzionario dell’ambasciata russa, domanda a un emissario di Matteo Salvini se i loro ministri sono “intenzionati a rassegnare le dimissioni dal governo Draghi”. In un articolo firmato da Jacopo Iacoboni, il quotidiano torinese riporta gli elementi nuovi che emergono sul rapporto fra Salvini e la Russia, che “illuminano di una luce inquietante anche la caduta di Mario Draghi, e gli eventi accaduti negli ultimi due mesi di vita del governo”.

Il leader leghista commenta a Radio 24 in modo secco: “Fesserie. Ho lavorato per la pace, per fermare la guerra. Il Governo Draghi è caduto per la contrarietà dei Cinque Stelle al termovalorizzatore a Roma. Non credo che ci sia Putin dietro il termovalorizzatore”. Poi aggiunge: “La politica internazionale prescinde dai governi, noi siamo europeisti e atlantisti ma questo non significa non voler buoni rapporti con Putin”. E ancora, quando la notizia diventa tema di giornata del dibattito politico, Salvini ribadisce: “Siamo seri, a breve ci sarà una smentita a livello istituzionale”, è “gravissimo che si diffondono fake news”. “Noi siamo con l’Occidente e con la democrazia” ha detto il leader della Lega a margine della assemblea di Coldiretti.

A molti, però, queste dichiarazioni non bastano. Lia Quartapelle del Partito democratico e Gennaro Migliore di Italia viva hanno chiesto nell’Aula della Camera una informativa urgente sulla vicenda. Secondo Luigi Di Maio, è “una notizia inquietante”, che se confermata, “sarebbe gravissima”; per il ministro degli Esteri, ospite di Morning News su Canale 5, “Salvini deve spiegare questa relazione con la Russia”, anche perché “stava andando a Mosca” con “un biglietto che poi gli hanno rimborsato. Dobbiamo stare attenti alle influenze russe su questa campagna elettorale”. Per Enrico Letta, del caso deve essere investito il Copasir: il segretario del Pd definisce anche lui “inquietanti” le rivelazioni della Stampa, annuncia che “porteremo il caso” al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, perché “la campagna elettorale inizia nel modo peggiore, con una grandissima macchia su questa vicenda. Vogliamo sapere se è stato Putin a far cadere il governo Draghi. Se così fosse sarebbe una cosa di una gravità senza fine. Salvini non è riuscito neanche a smentire con una dichiarazione che conferma tutti i suoi legami oscuri”. Poi la domanda alla sua rivale diretta: “A Meloni sta bene di stare nella stessa coalizione del partito che ha tramato con la Russia?”. Inoltre Letta chiede “formalmente al governo e a tutte le autorità di sicurezza in Italia di mettere il massimo di attenzione perchè questa campagna si svolga senza influenze della Russia”. Secondo Carlo Calenda, “Salvini non ha nulla da chiarire, è chiarissimo già da tempo che sia filo Putin, lo ha dichiarato. Credo che non sia un caso che il governo sia stato fatto cadere da tre forze filo putiniane”. Giuseppe Conte afferma che “se ci sono questioni da chiarire la Lega dovrà farlo nelle sedi opportune”.

Forza Italia va in soccorso all’alleato leghista: “Enrico Letta è in grave difficoltà: il governo Draghi è caduto per responsabilità del Pd e del M5S. Cercano di trovare ogni scandalo, ma noi siamo pronti ad affrontare qualsiasi cosa” commenta il numero due azzurro, Antonio Tajani. La prima voce dentro Fratelli d’Italia è molto cauta: “Se ci imbarazza l’inchiesta sui legami tra Lega e Russia? Le questioni di carattere internazionale vanno chiarite e approfondite. Noi non siamo imbarazzati rispetto a nulla, l’Italia è dalla parte dell’Occidente. Noi siamo al fianco dei nostri alleati” ha detto il capogruppo di FdI alla Camera Lollobrigida. Sulle ombre russe, Lollobrigida dice che “con i se non si fanno cose serie. La richiesta di verificare è legittima”. L’esponente Fdi confida nel fatto che “nessuna insinuazione trovi riscontro” e che “nessuno abbia remato conto l’Italia e l’Occidente”.

La Stampa scrive che emerge dai documenti d’intelligence un “interesse fattuale di Mosca alla destabilizzazione dell’Italia. In quei giorni Salvini e il M5S stanno scatenando l’offensiva contro l’allora premier, rispettivamente, con la campagna d’opinione e la risoluzione parlamentare che punta a chiedere il no all’invio delle armi in Ucraina, e i russi ritengono giunto il momento di poter esplicitare il passo più grave: Kostyukov domanda al consigliere per i rapporti internazionali del leader della Lega Salvini, Antonio Capuano – un ex deputato napoletano di Forza Italia, oggi non più parlamentare, che in passato sostenne di aver aiutato l’allora ministro Frattini in alcuni dossier internazionali – se i leghisti si vogliono ritirare dal governo, in sostanza facendolo cadere. “Il diplomatico, facendo trasparire il possibile interesse russo a destabilizzare gli equilibri del Governo italiano con questa operazione, avrebbe chiesto se i ministri della Lega fossero intenzionati a rassegnare le dimissioni dal Governo”. Kostyukov, “vicario dell’ufficio politico dell’ambasciata russa a Roma”, è l’uomo che, come forse ricorderete, compra materialmente in quei giorni i biglietti aerei per la tentata, e poi abortita, “missione di pace” di Salvini a Mosca. Biglietti che il capo leghista ha spiegato poi di aver rimborsato. Ma ovviamente il problema non è solo quello: mentre aiutavano ad acquistare i biglietti, i russi si interessavano alle sorti del governo italiano. Tutto questo avviene in una serie di conversazioni tra il 27 e il 28 maggio 2022. Il 26, il giorno prima, Draghi ha parlato al telefono con Putin per provare a sbloccare la crisi del grano, uscirà dalla telefonata con un amaro “non ho visto spiragli di pace”. Con una mano Putin parla con Draghi. Con l’altra mano, i funzionari russi si adoperano con la Lega, contro Draghi.
L’articolo ricostruisce l’attivismo russo in Italia degli ultimi anni, la questione dei biglietti aerei a Matteo Salvini per il viaggio a Mosca, il programma (vero o presunto) di incontrare perfino Sergei Lavrov e Dmitry Medvedev, l’incontro in Vaticano, il ruolo della Turchia, l’attenzione degli Usa, la rinuncia al viaggio moscovita del leader leghista, fino all’impallinamento del Governo Draghi.