Con l’interruzione anticipata della Legislatura la tanto decantata e auspicata Riforma (con la R maiuscola) delle pensioni non è stata realizzata e lo “spauracchio” per molti, anche se residenti all’estero, del ritorno nel 2023 delle legge Fornero si agita ostinato. 
Sappiamo tutti infatti quanto siano importanti e come impattino sulle pensioni in regime internazionale le modifiche strutturali (e non) della normativa previdenziale italiana, soprattutto quella che riguarda direttamente l’età pensionabile. 
Al di là delle sconce sparate del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che ha già promesso strenne previdenziali irrealizzabili – sia per i costi che l’equità – come quella della pensione minima a 1.000 euro per tutti (si valutano in 38 miliardi di euro i relativi costi!), le pensioni sono già in campagna elettorale. 
Non dimentichiamoci infatti che dal 1° gennaio 2023 scompariranno le misure per anticipare l’uscita rispetto ai requisiti più restrittivi della legge Fornero: Quora 100 è finita nel 2021, Quota 102 finisce a dicembre di quest’anno insieme all’Ape Sociale e ad Opzione donna (misura quest’ultima di cui potevano beneficiare anche le donne residenti all’estero le quali, come le residenti in Italia, potevano anticipare l’uscita pensionabile seppure con la penalizzazione del calcolo contributivo). 
Il rinnovo di Opzione donna è tuttavia il “pallino” del Ministro del Lavoro Andrea Orlando che promette una proroga, se ovviamente il centrosinistra andrà al Governo, insieme alla proroga dell’Ape sociale che però è vincolata alla residenza in Italia. 
Il premier Draghi aveva promesso (anche lui) ai sindacati una riforma fondata sull’equità che avrebbe garantito maggiore flessibilità di uscita ancorchè in un impianto sostenibile ancorato al sistema contributivo, e cioè con un leggero taglio dell’importo per evitare l’esplosione dei conti pubblici. 
Ovviamente le promesse sono prerogative di tutti visto che costano pochissimo (gli italiani dimenticano e perdonano…): Salvini, per esempio (urlando “aboliamo la Fornero”), vuole introdurre Quota 41 di contributi per tutti a qualunque età anagrafica (che sarebbe ovviamente perfezionabile anche con il cumulo dei contributi esteri). Mentre nel M5S sta trovando strada la proposta di andare in pensione a 63 anni con il sistema contributivo e il riscatto gratuito della laurea. 
Di fronte a tutte queste promesse l’unica certezza è che dal primo gennaio 2023 potranno andare in pensione di vecchiaia  solo coloro i quali compiranno i 67 anni e potranno far valere 20 anni di contribuzione  (perfezionabili anche con il meccanismo della totalizzazione dei contributi esteri), o quella anticipata – cioè a qualunque età anagrafica – con 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne e 42 anni e dieci mesi per gli uomini. 
Nel 2023 inoltre (altra certezza) ci sarà una rivalutazione più sostanziosa delle pensioni visto che l’inflazione di quest’anno è stata intorno all’8 per cento. Insomma aspettiamoci, anche all’estero, una campagna elettorale estiva con il tema delle pensioni prioritario nell’agenda dei partiti.
Angela Schirò (deputata PD – Rip. Europa) –
Fabio Porta (senatore PD – Rip. America Meridionale