di Matteo Forciniti

Una Costituzione mondiale come unica via per salvare l’umanità dai numerosi pericoli e per tutelare i diritti dei più deboli. Quella intrapresa da Luigi Ferrajoli è una vera e propria battaglia culturale, giuridica e politica che si sta diffondendo in tutto il mondo e che recentemente ha fatto tappa in Uruguay con la presentazione del suo ultimo libro avvenuta a Montevideo presso la libreria Más Puro Verso.

L’originale proposta del noto giurista è contenuta all’interno del testo “Per una Costituzione della Terra. L’umanità al bivio” edito da Feltrinelli in Italia e in spagnolo intitolato “Por una Constitución de la Tierra. La humanidad en la encrucijada”. Ferrajoli, come ha ricordato Juan Raso su Gente d’Italia, è “la personalità italiana vivente più influente nel pensiero sociale, giuridico e politico contemporaneo dell’Uruguay” e si inserisce all’interno di quella lunghissima tradizione del diritto italiano studiato nel paese.

Ex magistrato, filosofo del diritto e allievo di Norberto Bobbio, il professore fiorentino parte da una premessa di fondo per elaborare i suoi cento articoli della Costituzione mondiale. Sono diverse, infatti, le minacce globali a cui ci troviamo a rispondere: innanzitutto la guerra e il cambio climatico ma poi ancora la crescente diseguaglianza, il crimine organizzato e il potere eccessivo delle corporazioni. Senza un intervento urgente e radicale tali minacce rischiano di portarci a una catastrofe irreversibile, a un punto di non ritorno.

“Di fronte a uno stato di natura selvaggio, il modo più razionale per assicurare la convivenza dell’umanità è un nuovo contratto sociale. Abbiamo la globalizzazione nell’economia e nella comunicazione ma non nei diritti umani” ha spiegato l’autore poco prima della presentazione intervistato in videoconferenza dal programma En Perspectiva di Radiomundo 1170. 

Sono notevoli le differenze che il progetto rivoluzionario della Costituzione della Terra presenta rispetto agli esempi vigenti come la carta delle Nazioni Unite del 1945, un primo timido tentativo di una struttura sovranazionale mai del tutto sviluppatosi: “La carta dell’Onu è totalmente contraddittoria dato che lascia agli stati nazionali la sovranità. Ciò che manca sono delle istituzioni internazionali di garanzia che difendano davvero i diritti umani oggi costantemente violati. L’Oms, solo per fare un esempio, dovrebbe occuparsi davvero di difendere il diritto alla salute costruendo ospedali ovunque ce ne sia bisogno”.

Nel modello teorizzato dallo studioso italiano a essere pesantemente ridimensionato è il ruolo degli Stati nazionali la cui sovranità dovrà essere pesantemente limitata in questa sorta di nuovo contratto globale basato su un modello federale di unione: “Qualsiasi norma nazionale non potrà mai essere in conflitto con i principi costituzionali che dovranno essere tutelati da un Corte Costituzionale globale”. Gli Stati nazionali, inoltre, dovranno cedere il monopolio legittimo della forza a questa nuova autorità disarmando i loro eserciti in un mondo dove la guerra non esisterà.

“Questa Costituzione” -ha puntualizzato Ferrajoli- “è il frutto di una teoria della democrazia sovranazionale su cui lavoro da tempo e che ha radici antiche. Il concetto di democrazia oggi è completamente in crisi, la rappresentatività è crollata, l’astensionismo è in forte aumento mentre i poteri più importanti si trovano fuori dagli stati in mano di multinazionali private. Gli organi di governo sovranazionali attualmente esistenti si stanno trasformando in una retorica vuota che sta producendo solo un acceso odio nei confronti dell’Occidente che difende questi valori democratici. Di fronte a questo scenario esistono due realismi: uno volgare che non propone alternative e un altro realista che, di fronte al disastro, cerca una soluzione che la nostra tradizione giuridica ci può offrire”.

Ma è realisticamente possibile un modello del genere di fronte alle enormi diversità culturali che esistono? Siamo davvero pronti per intraprendere una svolta così epocale? “Sì” ha risposto subito il professore di 82 anni che nutre tanto ottimismo e una forte fiducia nella legge: “La sovranità è del popolo ma il popolo non esiste in quanto tale, esistono solo miliardi di persone. Questo significa che la sovranità equivale alla somma di frammenti di sovranità che sono i diritti fondamentali di cui tutti gli esseri umani sono titolari. La sovranità quindi è di tutti e di nessuno. I diritti sono delle persone anche quando questi vanno contro la propria cultura, la propria religione. Questo processo costituente può partire dall’America Latina dove stanno crescendo le adesioni e dove potrà essere dato un contributo determinante”.