Gente d'Italia

La politica punti sulla dieta mediterranea  

 

 

DI SARA ROVERSI

 

Rappresentanza e rappresentatività sono due cose ben diverse. È ben evidente in questi giorni, nel pieno di una campagna elettorale davvero complessa, in cui al di là di programmi elettorali, coalizioni e scissioni partitiche, la prima vera incognita per questo costituendo governo sarà una: convincere gli Italiani ad andare a votare.

Guardando indietro, negli ultimi anni il gruppo degli astenuti è l’unico che sta guadagnando sempre più aderenti, sintomo chiaro di microfratture sempre più profonde nel tessuto della democrazia italiana. Un non-voto collettivo ed intenzionale, non mosso dall’indifferenza ma dalla protesta, dal disagio e dalla frustrazione di non sentirsi adeguatamente rappresentati, è il segnale evidente di una chiara crisi di fiducia, prima ancora che di una crisi politica o partitica, e che inevitabilmente si ripercuotono nelle azioni a sostegno transizione ecologica, digitale, culturale, umana.

Ma “l’Italia ce la farà anche questa volta”, ha detto Mario Draghi alla Conferenza di Rimini, due giorni di incontri pensati e strutturati per ripristinare la bellezza, la cura, la qualità della quotidianità. Tutti aspetti che hanno caratterizzato da sempre la politica per definizione, ovvero l’arte di governare, e la Repubblica (Res Publica) intesa come gestione della Cosa e Casa Comune.

Riportare al centro la Dieta Mediterranea come potente strumento di diplomazia, anche e soprattutto all’interno delle agende politiche, significa voler rilanciare l’economia della territorialità, dell’autenticità e della qualità italiana; sostenere, politicamente ed economicamente, i produttori agro-alimentari sostenibili per mantenere saldo il legame con le radici, con la terra, con la nostra identità; esportare l’eccellenza italiana, difendendo la sua autenticità ed il suo valore da frodi, da interessi economici e da politiche alimentari miopi; alimentare forme di turismo enogastronomico locale; favorire scambi di buone pratiche e di innovazioni, perchè la Dieta Mediterranea è strumento di dialogo, di pace e sviluppo ed un modello che da sempre ha unito le persone nonostante la diversità, avvicinato territori e culture tra loro.

Questo potenziale, capace di ripristinare la fiducia nazionale e accelerare il cammino verso una rigenerazione ecologica integrale anche nelle politiche europee, sta emergendo dalla pluralità di incontri che vedono sempre più protagonista il Mediterraneo. A Sabaudia, la seconda edizione di Mediterranea - La civiltà blu, organizzata dal 30 luglio al 27 agosto in collaborazione con la Rappresentanza della Commissione Europea in italia, ha toccato tematiche cruciali come sanità, energia, ambiente, turismo, sostenibilità, sport, diplomazia mediterranea.

Una scia che ha seguito il lavoro del Prof Riccaboni che da anni si adopera perchè la Diplomazia alimentare italiani diventi un impegno concreto per il mediterraneo valorizzando l'esperienza del programma PRIMA come strumento di Science Diplomacy e sicurezza alimentare; nonchè l’evento di Luglio organizzato dal Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con l'Istituto Agronomico del Mediterraneo/CIHEAM di Bari e il Comune di Caserta: “Dieta Mediterranea Strumento di diplomazia”, che ha riunito sindaci, associazioni di categoria, imprenditori, politici, innovatori, giovani, chef, rappresentanti delle Nazioni Unite e per porre le basi e dare avvio ad una necessaria inversione di tendenza, affinchè siano le città le prime a guidare la vera diplomazia del cibo, partendo dalle piazza, dai ristoranti, dalle peculiarità paesaggistiche, della filiera agro-alimentare locale.

La politica oggi ha bisogno di ripartire dai valori comuni e condivisi per poter riguadagnarsi la fiducia perduta ed in questo il Bacino del Mediterraneo, scrigno di umanità e rigenerazione ecologica integrale, non può che essere il punto di partenza per questo nuovo inizio, capace di ripartire dalle nostre radici culturali ed alimentari.

Tale agenda, che non leggiamo nei programmi politici di questa campagna elettorale, è paradossalmente già presente in una miriade di iniziative private che su tutto il territorio nazionale provano a cercare alleanze anche pubbliche per fare sistema, non già nell'implementazione di azioni una tantum, ma nella costituzione di modelli.

I modelli di ecologia integrale, di sviluppo sostenibile, di rigenerazione umana integrale in Italia, partono dalla Dieta Mediterranea come stile di vita che ha radici profondissime nel nostro passato e che è perfettamente proiettata nell'unico futuro possibile per il Paese, considerati i fattori culturali, antropologici, economici, ambientali, paesaggistici, sociali e le potenzialità, ancora fortemente inespresse, in termini di competitività e innovazione.

Tali modelli partono da un lavoro certosino sulla mentalità, sullo spirito, il metodo, l'approccio e quindi dall'educazione, e approdano naturalmente ad un cambiamento comportamentale indispensabile a tutti i livelli, grazie ad un aggiornamento di indicatori di impatto, incentivo e valutazione per i quali la politica sarebbe cruciale.

Pollica rappresenta un esempio sperimentale sotto gli occhi di tutti ed è un caso emblematico proprio per la potenza iconica di un pezzo di Italia dal 300 avanti Cristo esprime il soft power mediterraneo specchio dell'intera Italia. È un modello aperto, inclusivo, che si contamina e che contamina in un effetto moltiplicatore che sarebbe certamente accelerato da una politica nazionale decisa, in modo coeso e bipartitico, a coglierne il patrimonio inestimabile, trasformandolo in futuro per i nostri figli e in un luogo fisico e ideale dove la sostenibilità è lavoro e l'ecologia, competitività.

D’altronde, come ha ricordato il Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu, presente all’evento presso la Reggia di Caserta: “La cultura italiana è stata per voi strumento di sopravvivenza ed è importante, è parte della vostra lotta farla sopravvivere. Spero che capiremo la vera diplomazia dal cibo italiano”.

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