Lionel Messi, Argentina (Depositphotos)

di Enrico Pirondini

Pazzo Mondiale. Ribaltoni inattesi. Altre "Coree" crescono. Ogni Nazionale di calcio ha la sua. In Qatar è toccato all'Argentina di Messi e alla Germania di Müller. Due batoste sonore, clamorose, impensabili alla vigilia. Ceffoni che fanno male. Oltretutto destinati a durare nel tempo, a diventare un fastidioso tormentone. E liquidarlo sbrigativamente come "Mal d'Oriente" è troppo comodo oltre che irrispettoso nei confronti degli avversari. Le corazzate sono state battute sul piano del gioco. Non solo. Arabia e Giappone, pur essendo tecnicamente inferiori, hanno fatto ricorso ad una motivazione esagerata, ad energie mai viste prima. Ne è uscito uno spirito di squadra travolgente. L'Argentina si è imbrigliata nella sua presunzione, la Germania è stata punita da un Giappone più concentrato, trascinato da tale Asano, una vita da gregario, scartato dallo Stoccarda. 

IN PRINCIPIO FU "TOPOLINO" FABBRI La nostra prima Corea. Il primo ceffone non si scorda mai. Luglio 1966, Mondiali in Inghilterra. L'Italia ha come c.t. Edmondo Fabbri detto Topolino. Un romagnolo che sapeva il fatto suo. Aveva portato il Mantova dalla quarta serie alla serie A, in quattro anni. Lanciando ragazzi come il portiere Negri, la mezzala Giagnoni, l'ala Simoni. Gli azzurri schieravano Mazzola, Rivera, Bulgarelli. Niente da fare. Una giornata no. Vinse la Corea 1-0, gol del falso dentista Pak Doo-ik. Mezzo secolo dopo quella umiliante disfatta la ricordiamo ancora. Anche se di flop ne abbiamo avuti altri, tipo Macedonia del Nord. 

LE PARTITE IMPENSABILI DELLE BIG MONDIALI Prima o poi le grandi Nazionali ci sono cascate. Tutte. Ecco il sestetto: Italia, Inghilterra, Spagna, Francia e ora Argentina e Germania. Senza dimenticare il Messico di Hugo Sanchez battuto in Argentina dalla Tunisia 3-1 (1978); o il Portogallo di Futre che ha ceduto al Marocco, 3-1 nel catino di Guadalajara; o la Spagna del c.t. Clemente e di Raul uccellata a Nantes (1998) dalla Nigeria. E chi ha dimenticato la batosta presa dalla Francia campione del mondo nel 2002 in Asia dal poco quotato (all'epoca) Senegal? Era la Francia di Henry e Trezeguet (attaccanti formidabili), delle "saracinesche " Desailly e Thuram, del "cervello" Vieira (nato proprio in Senegal), del tuttofare Djorkaeff detto il serpente, il simbolo degli anni '90 interisti (87 partite). Niente da fare. Vinsero gli africani con un goal del 24enne Papa Bouba Diop, un ragazzino sconosciuto di Dakar. E a completare la frittata francese va ricordato che il c.t. del Senegal era il francese Bruno Metsu, un giramondo che poi ha allenato gli Emirati arabi e il Qatar. Beffa doppia. Ma questo è anche il fascino del calcio. Il maestro Gianni Brera non a caso lo chiamava "mistero buffo".

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