La carenza di asili nido in Italia è drammatica e la diseguaglianza nell’offerta territoriale complica non poco la vita delle famiglie italiane. Nell’anno scolastico 2019/2020, con 361.318 posti (dati Istat), il livello di copertura degli asili nido in Italia era del 26,6%, ben al di sotto del target europeo del 33%, stabilito nel consiglio europeo a Barcellona nel 2002. In quell’occasione, si raggiunse un accordo tra gli Stati europei per garantire un maggiore diffusione dei servizi per l’infanzia con due target: la presenza di asili nido e ad almeno il 33% di bambini sotto i 3 anni e l’accesso alla scuola per l’infanzia ad almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico.

Quest’ultimo parametro è stato successivamente innalzato al 96% nell’ambito dei target sull’istruzione da raggiungere entro il 2030. Inoltre, la media nazionale nasconde una profonda eterogeneità regionale.Infatti, mentre le regioni del Centro-Nord e la Sardegna raggiungono in media valori attorno al 30%, e in alcuni casi (Valle d’Aosta, Umbria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Friuli-Venezia Giulia) superano l’obiettivo europeo, al Sud il tasso di copertura crolla fino a poco più del 10%. La regione in cui ci sono più posti per i servizi per la prima infanzia è la Valle d’Aosta (45,7 posti ogni 100 bambini) seguita da Umbria (42,7) ed Emilia-Romagna (39,2). Calabria (11), Sicilia (10) e Campania (9,4) riportano i valori più bassi.

La presenza di asili nido pubblici presenta un forte divario nelle regioni italiane: l’offerta pubblica è molto radicata soprattutto nel centro-Nord mentre la maggior parte delle regioni meridionali ha una quota di posti nei servizi educativi a titolarità comunale inferiore al 50%. L’assenza di un numero sufficiente di posti in asili nido pubblici ricade inevitabilmente sulle famiglie che si trovano a sostenere rette sempre più costose.Secondo Altroconsumo che ha analizzato 350 nidi privati di 8 città italiane (Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino), per mandare un bambino in un nido privato oggi, si arriva fino a 620 euro al mese, ovvero oltre un quinto del reddito medio di una famiglia. Milano è la città più cara: una famiglia per la fascia di frequenza più ampia arriva a spendere 3,84 euro all’ora, ovvero il 22% in più rispetto alla media delle altre città incluse nell’inchiesta. Bologna segue a ruota (21% in più).

Ampliare l’offerta di servizi per l’infanzia rientra tra l’altro nei milestone del PNRR, che stanzia ben 4,6 miliardi euro. L’ultimo Focus dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio segnala però che ci potrebbero essere dei ritardi nella costruzione di nuovi asili nido: poco più di 3.400 Comuni con una grave carenza di asili nido non hanno partecipato ai bandi PNRR.Il Governo, per non far naufragare i progetti rimette in discussione il cronoprogramma, facendo slittare di due mesi, dal 31 marzo al 31 maggio 2023, la scadenza italiana per l’aggiudicazione dei lavori. Tra ritardi burocratici e pianificazione territoriale in stand-by, la strada per una migliore offerta di servizi per l’infanzia in Italia resta accidentata ancora a lungo.

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